Elezioni regionali, vincono tutti tranne il Pd

E’ un’Italia confusa quella che esce dal voto amministrativo di ieri nel quale si dava un nuovo governo a sette regioni di notevole importanza. Il Veneto, che ha riconfermato il presidente uscente Luca Zaia e la Lega Nord, la Campania che volta pagina (si fa per dire) ma si infila in un ginepraio molto spinoso, e la Liguria costituiscono i casi più emblematici. La nostra regione innanzitutto, dove più che una vittoria per Zaia si deve registrare una disfatta per Alessandra Moretti, più che doppiata come numero di voti dal governatore leghista uscente.

Cosa è successo in Veneto? Non sarà per caso che la Moretti è stata danneggiata nell’ultima parte della campagna elettorale dall’eccessivo avvicinamento della sua immagine a quella del governo nazionale? Renzi che pochi giorni prima del voto viene in Veneto a spingere la candidata, video giovanil-rilassati all’insegna del Like su Facebook che propongono i due come una cosa sola, tante parole spese con voce suadente ma vuota, con una evidente mancanza di contenuti e soprattutto di novità, certamente non hanno giovato alla causa. Specialmente se tutto questo avviene dopo una riforma della scuola, da parte di un governo di centro sinistra, che sembra voler distruggere l’istruzione pubblica a favore di quella privata

Anche perché in Veneto come nel resto delle regioni in cui si votava un perdente dovrà pur esserci, e questo ci pare essere proprio il Pd renziano, nonostante il 5 a 2 finale. Basti una riflessione: il Movimento 5 stelle è certamente vincitore poiché, sempre da solo, ha ovunque aumentato, e spesso di molto, i proprio voti, arrivando anche a percentuali da grande partito e imponendosi come la seconda forza nazionale, ad un passo dal Pd, ed in tre delle sette regioni che votavano addirittura come la prima.

Anche Salvini ha vinto, con la Lega Nord che ha surclassato ovunque il resto del centro destra sia come risultato di lista dove i moderati erano uniti, sia dove erano divisi come in Toscana, regione che per la prima volta nella sua storia ha nel carroccio un partito da oltre il 20% dei consensi. Perfino i soggetti nati da scissioni, come Tosi e il Nuovo Centro Destra, in Veneto, o Fitto in Puglia, ed un po’ anche Pastrorino (sinistra anti renziana) in Liguria, possono dire di aver avuto risultati più che soddisfacenti.

Altrettanto invece non può dire il Pd. Nessuno racconti infatti che le elezioni regionali non riguardano la politica nazionale ed il governo. Forse sarebbe eccessivo dire che questa tornata di voto era un referendum su Matteo Renzi, certamente però un giudizio sulla politica nazionale in essa veniva dato. E la matematica non è un’opinione: qualcuno che ha perso dovrà pur esserci.

F. O.

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