Politica

Elezioni Regionali, ampia vittoria di Zaia

Finirà probabilmente 5 a 2 dunque il match delle elezioni regionali 2015 tra il Pd di Matteo Renzi ed uno strano centro destra targato soprattutto Lega Nord. Salvini può essere, paradossalmente, soddisfatto, e non solo perché la Lega ha vinto in Veneto con la riconferma di Zaia. Forse perfino più significativo è per lui il risultato di Borghi, in Toscana, regione nella quale il carroccio non aveva mai sfondato e dove ora invece avrebbe preso il 22% dei voti.

Certo, bisogna precisare che mentre scriviamo i risultati sono molto parziali, ma la tendenza pare questa. A livello nazionale bisogna registrare l’ottimo risultato del Movimento 5 Stelle, che è ormai il secondo partito italiano a breve distanza dal Pd, ed in alcune regioni è addirittura il primo. E poi c’è il malinconico e inarrestabile declino del berlusconismo, che si evidenzia soprattutto nella probabile perdita della Campania, nel risultato poco entusiasmante ottenuto in Liguria dal fedelissimo Francesco Toti e nella debacle di Adriana Poli Bortone in Puglia, classificatasi al quarto posto dopo il candidato democratico, quello dei 5 stelle e anche dopo il fittiano Schittulli. Per non parlare della quasi scomparsa di Forza Italia in Toscana ed in parte nelle Marche e in Umbria.

Alessandra Moretti
Alessandra Moretti

Ma torniamo alla nostra regione, dove, come dicevamo, i risultati sono ancora parziali ma non abbastanza da far sperare qualcuno in un capovolgimento. La partita da noi era tra il presidente uscente Luca Zaia, Lega Nord, e Alessandra Moretti, del Partito democratico. Ebbene, la forbice è ampia: Zaia avrebbe superato il 50% dei voti mentre la Moretti si fermerebbe al 22%.

Se questi dati parziali verranno confermati, nient’affatto male sarebbe anche il risultato di Flavio Tosi che sarebbe al 12%, buono soprattutto perché a sostenerlo non c’erano i grandi partiti che hanno dominato lo scenario politico negli anni passati, ma solo liste civiche e il Nuovo Centro Destra di Alfano, che elettoralmente parlando non può proprio essere definito un colosso. Anche Jacopo Berti, del Movimento 5 Stelle, sarebbe intorno al 12%.

Ma il Veneto non era considerato regione in bilico, si dava un po’ per scontata insomma la vittoria di Zaia. Lo stesso Renzi, facendo arrabbiare il Pd di casa nostra, aveva fatto quella famosa battuta sul 6 a 1, con il Veneto che veniva lasciato alla Lega Nord. A proposito di Renzi, una domanda sorge spontanea: è vera vittoria?

Cosa succederà ad esempio in Campania dove il Pd farà probabilmente eleggere Vincenzo De Luca, il cui nome è comparso nei giorni scorsi nella lista dei candidati impresentabili stilata dalla Commissione parlamentare anti mafia e che ha una condanna in primo grado che, per effetto della legge Severino, lo farà subito decadere dalla poltrona appena conquistata?

Nella migliore delle ipotesi questo costituirebbe per il premier una perdita di credibilità e di elettori, così come non gioverà la mediocre performance del Pd in Liguria, dove per altro è in vigore una legge elettorale che, con il risultato che si profila, potrebbe restituire una situazione di ingovernabilità. Per finire una amara constatazione: un vecchio vizio da prima repubblica non è morto.

I politici invitati in queste ore a commentare il voto sulle reti televisive nazionali si dicono tutti soddisfatti e lieti del loro risultato. Nessuno ha perso insomma, al massimo si ammette di aver non vinto. Comunque, a parte quello che dicono i politici, un vincitore sicuro c’è: l’astensionismo. Ha votato poco più della metà degli aventi diritto, e se quello di chi non va più a votare fosse un partito, ebbene sarebbe al potere da anni in Italia. Qualcuno, prima o poi, dovrà seriamente riflettere su questo.

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