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Vicenza, fiaccolata contro la riforma della scuola

“Esprimiamo la solidarietà del Movimento 5 Stelle al personale della scuola, che in questi giorni si sta mobilitando per fermare l’ennesima catastrofe del premier Renzi. Già, perché la Buona scuola che il governo intende approvare senza alcun confronto con le parti sociali, è la peggiore riforma scolastica degli ultimi trent’anni. Il M5S sta dalla parte degli insegnanti e della scuola pubblica”. E’ quanto si legge in una breve, ma chiara e decisa, presa di posizione del Movimento 5 Stelle di Vicenza sul tema che in questi giorni è al centro del dibattito politico in Italia, ovvero la riforma della scuola.

“L’istruzione così come la intende il Governo Renzi – continua il Movimento 5 Stelle – va in una direzione privatistica molto pericolosa. Noi faremo di tutto per bloccare l’approvazione del disegno di legge del Ministro Giannini: la scuola pubblica ha bisogno di investimenti, di stabilizzazione del precariato, di aumento dei livelli retributivi degli insegnanti, quantomeno facendoli rientrare nella media europea. Renzi invece minaccia di precettare gli insegnanti in sciopero: un governo che non discute le riforme e minaccia ritorsioni è un governo debole”.

Ed i cinque stelle non mancheranno, questa sera, alla fiaccolata che attraverserà Vicenza partendo da Piazza Castello, organizzata dai sindacati della scuola di Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, proprio per protestare contro la riforma di Matteo Renzi. La fiaccolata percorrerà tutto Corso Palladio per fermarsi in Piazza Matteotti dove sono previsti interventi di insegnanti, studenti e genitori. A dare ancor più peso a tutto questo sarà la presenza del candidato pentastellato alla guida della Regione Veneto, Jacopo Berti, che sarà proprio in Piazza Castello alle 2015, quando tutto inizierà. La protesta di insegnanti, genitori e studenti nei confronti del governo è infatti massiccia, e sembra faccia arrabbiare non poco il premier, che minaccia misure drastiche.

Il mondo della scuola contesta la filosofia di fondo della riforma, ed un punto in particolare, punto che pare essere del resto quello su cui poggiano, si dice da più parti, gli scopi veri di questa nuova normativa: il ruolo dei presidi. Ad essi viene infatti dato molto più potere, facendoli diventare di fatto dei “capitani d’azienda”, cosa poco opportune dato che la scuola non è, e non deve essere, un’azienda. Inoltre bisogna considerare che in questo modo, ed in un paese come l’Italia, dando in ciascun istituto ogni potere ad una sola persona, ci si espone al rischio di fenomeni di nepotismo, clientelismo e a favoritismi d’ogni genere, al proliferare della piaggeria e degli yes men, sempre pronti a compiacere il capo per compensare le loro lacune, con un logico e conseguente abbassamento della qualità dell’insegnamento nella scuola pubblica a tutto vantaggio di quella privata.

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