sabato , 11 Settembre 2021
Villa Caldogno - Foto Hans A. Rosbach (CC BY-SA 2.5)
Villa Caldogno - Foto Hans A. Rosbach (CC BY-SA 2.5)

Vertici del Cisa in visita al cantiere di Villa Caldogno

Questa mattina, Howard Burns e  Guido Beltramini, rispettivamente direttore scientifico e direttore del Cisa “Andrea Palladio”, hanno visitato il cantiere di villa Caldogno, opera architettonica che è stata attribuita al Palladio dal professor Renato Cevese e che è patrimonio dell’Unesco. Sul posto ad attenderli il consigliere regionale Costantino Toniolo con il sindaco Marcello Vezzaro e l’assessore alla cultura Luisa Benedini. Con loro i tecnici comunali e l’architetto direttore dei lavori, incaricato dal Comune,  Diego Peruzzo.

“Quando ero sindaco di Caldogno – ha ricordato Toniolo – ho dato impulso agli studi affinché potesse emergere con certezza l’attribuzione a Palladio della villa e sarò sempre grato al professor Cevese per il lavoro che ha realizzato. All’epoca avevo intuito che questa villa, a suo tempo fulcro dell’economia agricola del posto, sarebbe potuta e dovuta diventare il fulcro culturale contemporaneo di uno dei maggiori paesi della cintura urbana di Vicenza: per questo ci impegnammo affinché diventasse di proprietà pubblica con tutti gli annessi e il parco e il bunker. Ora con la scoperta dell’impianto idraulico palladiano la villa diventa ulteriormente un luogo di interesse e studio! Un motivo per valorizzare ulteriormente anche il lascito di Renato Cevese: ben 400 libri di studi di architettura palladiana e sulle ville venete ospitato in biblioteca civica di Caldogno che si trova negli annessi a 30 metri dal corpo centrale della villa”.

“Insieme al Sindaco – ha poi aggiunto l’assessore Benedini – abbiamo ritenuto fosse giusto, dopo aver fatto un passaggio con la Sovrintendenza, invitare anche i massimi studiosi di Palladio per poter approfondire quella che con l’architetto Diego Peruzzo, direttore dei lavori di restauro, abbiamo considerato una scoperta importante: Palladio e le sue maestranze nell’interrato della villa, dove si trovavano le cucine, avevano realizzato nel ‘500 un impianto idraulico con acqua corrente sfruttando una roggia vicina alla villa. Il professor Burns e l’architetto Beltramini oggi si sono dimostrati entusiasti delle scoperte rilevate. Ora proseguiremo con ulteriori analisi tecnico scientifiche. Vorrei che la villa diventasse non solo un centro culturale e museo per arte e architettura, ma anche un laboratorio per studiare l’architettura di un tempo”.

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