martedì , 27 Aprile 2021

Schio, 60 esuberi alla Zanon. Sindacati sul piede di guerra

“Le segreterie territoriali di Fiom, Fim e Uilm, di concerto con le Rsu aziendali, hanno comunicato ai dipendenti della Zanon Spa di Schio, riuniti in assemblea, il piano di riorganizzazione ristrutturazione della società presentato poche ore prima ai sindacati, a Vicenza, nella sede di Confindustria. In un’atmosfera carica di preoccupazione, le informazioni illustrate hanno riguardato in particolare il dato pesante di perdita nel bilancio 2014, pari ad oltre 2.8 milioni di euro ed una prospettiva non positiva per il 2015”.

E’ quanto si legge in una nota congiunta dei tre sindacati dei metalmeccanici a proposito di un ennesimo annuncio di esuberi, e delle difficoltà che sta attraversando una azienda del vicentino che tenta di rimanere sul mercato. “Pur avendo introdotto di recente – scrivono ancora i sindacati – nuove tipologie di serbatoi ad alta temperatura e ad alta pressione per laboratori di fisica, le difficoltà che si incontrano nel mercato tradizionale dei serbatoi per il settore chimico hanno portato a questi pessimi risultati. Inevitabile quindi per la società lanciare un piano di lacrime e sangue che coinvolgerà quasi tutti i reparti, per un massimo di 60 esuberi, su circa 200 dipendenti complessivamente coinvolti, ed un obiettivo di riduzione dei costi del personale importante”.

Il piano tenta inoltre di riportare un miglioramento di risultati economici di redditività d’impresa e di servizio ai clienti, mentre verranno dismesse attività non più in linea con il cuore della attività di Zanon. Se da una parte i sindacati hanno giudicato positiva la volontà, di tutta la famiglia Zanon, di continuare a governare le sorti della società, dall’altra hanno denunciato ancora una volta che “la cattiva gestione dell’organizzazione ha portato a chiedere il conto al personale dipendente”. I prossimi incontri “serviranno – conclude la nota congiunta di Fim, Fiom e Uilm -, a verificare le reali proposte aziendali, con l’obiettivo di contenere per quanto possibile il sacrificio di posti di lavoro e di analizzare con maggiore dettaglio il piano riorganizzativo al fine di valutarne la credibilità”.

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