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Marano, falda idrica a rischio per la discarica di Vianelle

E’ uno dei casi a maggior rischio di inquinamento ambientale del Vicentino. Stiamo parlando della cava discarica di Vianelle, area tra i comuni di Thiene e Marano al centro da alcuni anni di una querelle che coinvolge non solo i cittadini residenti, ma anche i due Comuni più direttamente interessati, la Provincia, i gruppi ambientalisti e addirittura i vertici dello Stato. La notizia di attualità è che domenica 24 maggio il Movimento Salvaguardia Ambiente, nato per tutelare l’importante falda acquifera sottostante la cava e a forte rischio inquinamento per la presenza di numerosi rifiuti cosiddetti speciali, organizza una giornata di sensibilizzazione sull’acqua e la tutela della falda. Ideata come momento di festa all’aria aperta, la giornata ha però anche un’importante valenza politica, perchè il Movimento ha invitato sindaci, imprenditori, gruppi e cittadini ad una tavola rotonda alle 15 al parco della solidarietà di Marano per fare il punto della situazione e discutere insieme proposte e azioni concrete.

Ciò su cui il Movimento richiama l’attenzione è un dato di fatto: quello di Vianelle è uno dei maggiori bacini europei di ricarica delle falde da cui attingono l’acqua circa 800 mila utenti veneti a cavallo tra le provincie di Vicenza, Padova e Rovigo. Secondo autorevoli studi, l’inquinamento non riguarderebbe una sola falda ma una rete di falde a nord delle risorgive vicentine (in gergo tecnico lago indifferenziato) da cui dipendono decine di Comuni veneti. Per questo motivo il gruppo maranese, con il patrocinio delle amministrazioni dirette interessate, prosegue l’impegno di informazione a tutela di un bene che è di tutti. E domenica 24 avrà anche la collaborazione del comitato locale dei genitori e della Pro Loco di Marano.

L'area Vianelle
L’area di Vianelle

Ma facciamo un passo indietro. A Vianelle, un’area nata negli anni ’70 per raccogliere materiale per la costruzione della A31 Valdastico, era stato autorizzato da una ventina d’anni il conferimento di vari tipi di rifiuti ritenuti pericolosi. Del problema si comincia a discutere ad inizio anni 2000, quando l’azienda che ha in gestione la cava presenta un piano di adeguamento che in seguito, con un provvedimento provinciale, ottiene di fatto l’autorizzazione al conferimento di una cinquantina di tipologie di rifiuti speciali.

Quando nel 2012 la lista dei rifiuti conferibili sale oltre le 60 unità, inizia la mobilitazione di cittadini e amministrazioni, preoccupati per la salute delle persone e della falda. Dopo la presa di posizione del settembre 2013, quando più di 200 realtà ambientaliste in Veneto appoggiano lo sciopero della fame di don Albino Bizzotto, i Comuni di Thiene e Marano, con l’appoggio di una trentina di altre amministrazioni, presentano un ricorso al Capo dello Stato chiedendo il blocco del conferimento dei rifiuti pericolosi. Nel 2014 l’allora presidente Napolitano firma il decreto presidenziale e il Consiglio di Stato annulla il decreto della Provincia di Vicenza con cui nel 2012 era stato autorizzato l’ampliamento di tipologie di rifiuti speciali a Vianelle.

“Ma nonostante quella firma – spiegano i responsabili del Movimento – in realtà poco è cambiato nella sostanza. Se da una parte è vero che il numero di rifiuti conferibili è oggi inferiore dopo l’accoglimento del ricorso, di fatto ciò non impedisce il continuo conferimento di una cinquantina di tipologie di rifiuti ritenuti molto pericolosi per la salute. Si tratta, ad esempio, di ceneri da inceneritori, scarti di fonderie, fanghi speciali e terre di bonifica, che non sono stati cancellati perchè non rientravano tra quelli proibiti dal decreto. Ciò che preoccupa di più i tecnici non è tanto la singola tipologia, ma il prodotto che tutti questi rifiuti messi insieme creano, inquinando le falde in maniera pesante”.

Il logo del Movimento

Secondo il Movimento, e non solo, quello di Vianelle non sarebbbe l’unico caso di grande rischio ambientale in provincia. Basti ricordarne altri, come i solfiti a Thiene, le fuoriuscite di percolato dalle discarica di Montecchio Maggiore e Sarcedo, i rifiuti speciali versati come acque reflue nel medio Chiampo, il fluoro nella zona di Brendola e Lonigo. Per non parlare dei famigerati Pfas, sostanze inquinanti che servono a produrre oggetti di largo consumo usati in cucina o in abbigliamento. Giusto qualche giorno fa, un importante quotidiano nazionale scriveva che i Pfas sono il prodotto delle lavorazioni di una grande azienda dell’Ovest Vicentino che, secondo l’Arpav, li avrebbe immessi per decenni nel fiume Agno e in un depuratore civile che scarica nel fiume Fratta-Gorzone. La contaminazione delle falde acquifere in questo caso interesserebbe 350mila persone in una cinquantina di Comuni di quattro provincie venete, tra cui Vicenza.

Mettendo insieme tutto ciò, il Movimento ha voluto creare un altro evento di sensibilizzazione, affiancandolo alla giornata maranese di domenica 24. Venerdì 22 e sabato 23 infatti sarà allestito un punto informativo in piazza Castello a Vicenza in cui, assieme ai gruppi di Sarcedo e Montecchio Precalcino, nascerà un nuovo comitato comune per continuare quella che è ritenuta una battaglia di civiltà nell’interesse di tutti. Val solo la pena di ricordare che, nel 2011, 27 milioni di cittadini italiani votarono per ribadire che l’acqua non può essere mercificata e che deve essere considerata un bene comune.

Alessandro Scandale

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