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La fabbrica Laverda in un'immagine degli anni '40
La fabbrica Laverda in un'immagine degli anni '40

Libri, la Laverda durante l’occupazione nazista

Mercoledì 13 maggio alle 20.45 in biblioteca civica a Breganze Piergiorgio Laverda presenterà il suo nuovo libro Una fabbrica in guerra – La Laverda Macchine Agricole durante l’occupazione tedesca: settembre 1943 – aprile 1945.  Nel 70° anniversario della liberazione verrà presentata la nuova pubblicazione dell’archivio storico Pietro Laverda, in una serata che vedrà anche la partecipazione dello storico e scrittore vicentino Emilio Franzina.

La Laverda contava in quegli anni circa 350 dipendenti ed era già una delle più importanti aziende italiane per la produzione di macchine agricole. Dopo l’8 settembre le autorità tedesche imposero un controllo ferreo sulle industrie e la Laverda, a partire dal gennaio del 1944, divenne “stabilimento protetto”, soggetto al controllo diretto del Ministero per gli armamenti e la produzione bellica del Reich.

Operai della Laverda

Ogni attività aziendale fu da quel momento soggetta all’autorizzazione da parte dei tedeschi. La fabbrica continuò a produrre macchine agricole, se pur con grande difficoltà a causa della scarsità di materie prime. Già nel febbraio del 1944 il comando tedesco dell’aviazione ordinò l’acquisto di numerose macchine agricole per la manutenzione e la riparazione degli aeroporti del nord Italia.

Successivamente l’esercito tedesco richiese alla Laverda di produrre grandi quantità di parti meccaniche per mezzi militari e, a partire dal mese di ottobre, affidò all’azienda la costruzione di 700 carri da trasporto a traino animale da dare in dotazione ai reparti di stanza nel vicentino.

Queste forniture militari raggiunsero anche il 60% del totale dei prodotti dell’azienda e proseguirono fino all’immediata vigilia della liberazione. Gli ultimi carri furono infatti consegnati il 24 aprile del 1945. La qualifica di stabilimento protetto ebbe anche dei risvolti positivi in quanto agli operai, anche delle classi di leva, fu garantito il posto stabile di lavoro evitando così l’arruolamento nell’esercito fascista o la deportazione in Germania. Inoltre ad essi e alle loro famiglie era assicurata una maggiore razione di beni alimentari, all’epoca fortemente razionati.

“Riguardo a queste vicende – racconta l’autore – sono riuscito a rintracciare una notevole mole di documenti, conservati nell’archivio aziendale e assolutamente inediti. Si tratta di uno dei pochi fondi di archivio industriale su questa materia che si siano conservati sino ad oggi. Durante la serata presenteremo e leggeremo alcuni di questi documenti. Emilio Franzina, noto storico vicentino e studioso di quel periodo, potrà inquadrare le vicende locali nel contesto della situazione sociale ed economica del vicentino durante la Repubblica Sociale Italiana”.

Alessandro Scandale

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