mercoledì , 23 Giugno 2021

Noventa, la democrazia secondo Giuseppe Berto

Si è tenuto nella serata di mercoledì 29 aprile, al piano terra di Villa Barbarigo, a Noventa Vicentina, un incontro dal titolo “Divagazioni e delizie sul concetto di democrazia”. La serata, parte delle manifestazioni previste per “Noventa in fiore 2015”, ha messo in scena l’intervista impossibile allo scrittore trevigiano Giuseppe Berto di cui da poco ricorre il centenario della nascita (1914-1978). L’incontro teatrale, diretto da Guido Rebustello e introdotto da Livio Billo, docente dell’Università di Padova, è tratto da alcune riflessioni di strepitosa attualità espresse da Giuseppe Berto nel 1971 nel suo pamphlet “Modesta proposta per prevenire”.

La pièce teatrale ha visto animarsi lo stesso Giuseppe Berto, interpretato dal bravissimo attore Toni Andreetta, colto nell’attimo in cui racconta al pubblico, in maniera grottesca e divertita, paradossi e anomalie della politica italiana degli anni ‘70 del secolo scorso. Andreetta, grazie alla sua voce calda e penetrante, ha saputo catturare l’attenzione dei presenti con garbo. Nella sala non c’erano rimandi scenografici o visivi, il monologo armato di verità era diretto al cuore e alla mente degli spettatori. Protagonisti del suo “attacco” sono stati quei guasti che secondo Berto avrebbero portato alle odierne difficoltà del modello democratico rappresentativo e alla conseguente crisi dei partiti.

“Modesta proposta per prevenire” infatti è un libro che vuole evitare le storture della dittatura e allo stesso tempo vuole cancellare tutte le incongruenze che, nella sua lungimiranza, avrebbero portato la politica italiana al tracollo. Toni Andreetta, che interpreta Berto, parla dei parlamentari che esercitano la loro professione senza vincolo di mandato. «Perché attribuirsi un’indennità, ovvero il risarcimento di un danno – commenta l’attore – e non tanto una retribuzione pari allo stipendio di un italiano medio? Questo perché la parola Parlamento deriva dal verbo parlare e non sono altro che un mucchio di chiacchiere allestite da persone che le leggi se le fanno a proprio favore senza alcuna interferenza dall’esterno».

Giuseppe Berto, che ha vissuto il dramma del cancro del padre, estende la sua lotta al cancro delle istituzioni. Lo stesso Presidente della Repubblica secondo lui costituisce un pericolo: quest’uomo, infatti, appena si insedia assume prerogative soprannaturali che lo pongono al di sopra di tutti gli altri uomini e lo rendono libero da qualsiasi responsabilità. La singolarità è dovuta al fatto che il Presidente della Repubblica viene fuori da un partito, o da equilibri tra partiti, e per questo non può non rispondere a nessuno. Tra le sue incombenze c’è il compito di presiedere la magistratura, con possibilità di assumere, trasferire e attuare i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati. A lui spetta anche il comando delle forze armate.

Berto, difensore dell’individualità, si schiera non solo contro il Presidente della Repubblica ma anche contro la burocrazia e contro i partiti, grossi e piccoli, responsabili di aver rovinato la struttura democratica. I suoi strali contro l’ipocrisia parlamentare, il sottogoverno, l’affarismo, la corruzione, gli intrallazzi sono talmente pungenti da risultare veri. «Alla prima lettura del copione che Guido Rebustello ha tratto da “Modesta proposta per prevenire”, sono stato impressionato dall’originalità e dall’attualità dei suoi contenuti – ha detto Toni Andreetta -. Soprattutto mi ha colpito l’orrore che Berto manifesta per ogni fondamentalismo materialista, metafisico o religioso che abbia come fine l’annullamento dell’individuo».

 Camilla Bottin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Aggiorna le impostazioni di tracciamento della pubblicità