giovedì , 16 Settembre 2021
Elezioni 10 giugno

Elezioni Regionali, appello a non disertare il voto

Nella giornata del voto, e del silenzio elettorale, ci sembra giusto pubblicare questo editoriale, comparso sui settimanali diocesani nel quale i cittadini vengono invitati a non disertare le urne –

Guai a chi se ne infischia: si tira la zappa sui piedi. Astenersi dal voto, questa domenica, è la grande tentazione. Ma è anche il grande errore! È facile prevedere che ci sarà un calo di affluenza: la disaffezione aumenta e la gente è stanca di politica. Si sentono risuonare forte gli stereotipi: «I politici? Rubano. Trafficano. Sono tutti uguali. Fanno i propri interessi…». Conseguenza: «Domenica 31 non vado a votare». Niente di più sbagliato, poiché chi non vota delega ad altri le scelte. Qualcuno alla fine deciderà e le decisioni riguarderanno aspetti molto importanti per tutti, visto che la Regione decide su ambiti fondamentali della vita personale e comunitaria. Perciò riteniamo essenziale recarsi a votare e farlo in modo informato e consapevole, con una valutazione attenta delle forze e persone in campo, considerando la congruità delle loro proposte e i valori a cui si ispirano, esprimendo anche una preferenza per un candidato o candidata, perché sono gli eletti che poi faranno la differenza: non è vero che sono tutti uguali.

Dopo otto anni di crisi profonda che ha cambiato anche la nostra regione, con il nostro voto possiamo dire quale Veneto pensiamo per il futuro. Un Veneto inclusivo e solidale? Occorre interrogarci rispetto alle proposte dei vari candidati presidente e dei partiti con riferimento alle iniziative per ridare credibilità all’istituzione Regione, fortemente provata da scandali e corruzioni, contro inefficienze, sprechi e privilegi. Si dovrà avere chiaro quale sanità si sta progettando e quale spazio e ruolo (a nostro avviso essenziale) dovrà continuare ad avere il sociale.

Un Veneto che rispetti il criterio della sussidiarietà? C’è da augurarselo perché solo in quest’ottica si realizzerà un rapporto costruttivo con tutti, valorizzando i diversi territori e riconoscendo alla famiglia il suo ruolo centrale che è alla base del nostro vivere sociale. Vanno esaminate anche le idee sui rapporti con le altre istituzioni (Province e Comuni) e le funzioni e risorse che si intendono delegare. In tale logica il Veneto dovrà contribuire a far maturare il dibattito e le risposte concrete per un’autonomia maggiore, possibile, sostenibile e solidale, contemperando insieme il bene dell’Italia e del Veneto.

Un Veneto che si dimostri attento ai suoi cittadini? Certo, che li ascolti e li tuteli; ma che sappia proporre loro anche tutti gli spazi e le opportunità possibili per intraprendere, per aumentare le occasioni di lavoro e di sviluppo, per far progredire la qualità della vita sul territorio. C’è poi tutto il mondo legato alla formazione professionale e alle scuole paritarie: al di là delle oggettive responsabilità dello Stato, la Regione riuscirà finalmente a esprimere una risposta efficiente, mancata purtroppo in questi anni?

Solo alcuni esempi per indicare un criterio, una visione della vita da ricercare nei programmi di liste e candidati, per premiare quelli che, meglio di altri, paiono indicare le condizioni per realizzarla, con una visione complessiva e una strategia organica per il prossimo quinquennio, condizione indispensabile per evitare l’improvvisazione e per promuovere la centralità della persona nella costante ricerca del bene comune.

Votare un candidato o l’altro non è indifferente. L’indifferenza, semmai, è la nebbia che appanna la vista e non permette di capire la convenienza di spendersi per le idee in cui si crede, “prendendosi cura” dell’altro e del mondo che ci circonda, anziché restare chiusi nell’individualismo che alla fine sconfina nell’infischiarsene della società, anche astenendosi dal voto e dalla partecipazione politica. Il voto è ancora essenziale e per questo invitiamo a recarsi alle urne e a convincere a farlo anche gli incerti: disertare la cabina elettorale è uno dei modi migliori per farsi del male, come singoli e come comunità.

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