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Boris Vian raccontato al Teatro Spazio Bixio

Inserito all’interno del cartellone di “Vicenza Jazz” lo spettacolo “La schiuma dei giorni” che si è tenuto domenica 10 maggio al Teatro Spazio Bixio ha visto una fusione incredibile di musica e parole in omaggio a Boris Vian,  scrittore, paroliere, drammaturgo, poeta e trombettista francese. A recitare c’erano Piergiorgio Piccoli, Anna Zago e Aristide Genovese di Theama Teatro che hanno proposto una selezione di testi di Vian, tratti da articoli dedicati al jazz, di cui l’autore era appassionato, poesie e infine, come gran finale, un estratto da “La schiuma dei giorni”, il suo capolavoro da poco trasposto sul grande schermo da Michel Gondry.

A intervallare le letture, fatte con tono appassionato, c’era il gruppo jazz “Triolet” composto da Ettore Martin al sax tenore, da Roberto Gorgazzini all’organo e da Franco Dal Monego alla batteria. Le composizioni, tratte da un repertorio consolidato, si sono avvalse della voce di Lorenzo Cipriano e alle spalle celavano proiezioni del volto e della vita di Vian, ricavate da fotografie dell’epoca. In questo autore, un vero e proprio “poliedro” dalle mille facce in virtù dei suoi interessi più svariati, è insito il gusto dell’ironia: secondo lui, consapevole di essere malato di cuore e quindi di poter morire da un giorno all’altro, l’unico destino finale andrebbe affrontato con il sorriso. Vian lanciava la sua fantasia in avventure mozzafiato proprio per allontanare il fantasma inquietante della morte. «Non vorrei crepare» è il titolo di una sua famosa poesia in cui elenca cose assurde che non potrà mai conoscere prima di scomparire.

In Italia molti hanno scoperto l’esistenza di Vian grazie alla canzone “Il disertore”, scritta dall’autore francese ma cantata in seguito da Ivano Fossati in una versione italiana. Composta il giorno della disfatta della Francia nella Battaglia di Dien Bien Phu, è indirizzata al Presidente e canta la non volontà dell’uomo d’arme di combattere contro altri uomini, suoi simili. Lui, francese che viveva nella Parigi degli esistenzialisti, amico di Sarte, di Simone De Beauvoir e della combriccola dei filosofi, non si curava della guerra. Il suo interesse, convogliato in frecciatine linguistiche su artisti jazz sulla rubrica “Hot Jazz”, era la sincerità. Questo “memoriale” di Vian, fatto con la musica jazz che tanto amava, è stato molto toccante, perfetto per quell’Accademia della Patafisica che aveva fondato per vivere di paradossi.

Camilla Bottin

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