Vicenza vara il bilancio. Previsto l’aumento dell’Irpef

“La manovra più sofferta degli ultimi anni, perché ha dovuto confrontarsi con 3,2 milioni di trasferimenti in meno dallo Stato”. Così il Comune di Vicenza definisce, in una nota diffusa oggi, il Bilancio di previsione che è stato appena varato dalla giunta che guida il capoluogo berico. Si conferma insomma sempre più quanto ci pare chiaro ormai da almeno un anno, vale a dire che il governo centrale scarica sugli enti periferici i costi delle proprie scelte, a cominciare dai famigerati 80 euro dei quali si è tanto parlato l’anno scorso. Tagli statali, dunque, che a Vicenza portano a oltre 17 milioni di euro la riduzione complessiva introdotta dal 2010 a oggi. E che, a detta dello stesso Comune, impongono scelte obbligate per fare rientrare uno sbilancio di 5,3 milioni di euro. Tra queste scelte ci sarà anche un aumento dell’Irpef, seppur contenuto, necessario se si vuole evitare una penalizzazione dei servizi essenziali.

Achille Variati
Achille Variati

“Dopo anni di certosino contenimento della spesa – ha commentato il sindaco di Vicenza, Achille Variati, presentando i dati assieme all’assessore alle risorse economiche, Michela Cavalieri -, di lotta agli sprechi e di scelte virtuose, per far fronte a questi nuovi tagli imposti dallo Stato avremmo potuto cominciare a intaccare i servizi essenziali, come il sostegno al reddito delle famiglie in difficoltà, il trasporto scolastico, i nidi in concessione, i servizi ai disabili o agli anziani, la mensa scolastica. Oppure avremmo potuto ritoccare le aliquote su Imu e Tasi, tra le più basse d’Italia e del Veneto. Abbiamo scelto una terza via, che ci è parsa la più equa. Dopo aver ulteriormente contenuto la spesa per 1,9 milioni di euro e applicato l’avanzo di amministrazione pari a 1,450 milioni di euro, recuperiamo il restante sbilancio di 1,9 milioni di euro incrementando in maniera minimale e progressiva le aliquote dell’addizionale comunale Irpef, ad oggi la più bassa tra i capoluoghi del Veneto, ferma restando l’esenzione totale per i redditi fino a 15 mila euro che riguardano 16 mila contribuenti. Non è una decisione che prendiamo a cuor leggero, ma è la meno impattante. Del resto, accanto alla sanità, sono i Comuni gli unici erogatori dei servizi essenziali ai cittadini, e finché sarà possibile non intendiamo ridurli”.

Michela Cavalieri
Michela Cavalieri

Se fino all’anno scorso, oltre la soglia di esenzione di 15 mila euro, era prevista l’aliquota unica dello 0,60%, la manovra introduce quindi quattro aliquote dallo 0,65% allo 0,80% per altrettanti scaglioni di reddito, con un aumento medio pari a 11 euro l’anno nella fascia corrispondente al maggior numero di contribuenti.

Quanto alle nuove operazioni di razionalizzazione della spesa, i dettagli sono stati forniti dall’assessore Cavalieri. “Dal 2008 ad oggi – ha detto l’assessore – abbiamo ridotto la spesa corrente da 78,9 milioni di euro a 72 milioni di euro, abbiamo costantemente contratto il costo del personale da 36,3 milioni di euro a 33,6 milioni di euro, abbiamo dimezzato gli interessi passivi, che sono passati da 4 a 1,9 milioni di euro, e l’indebitamento complessivo che oggi è pari a 54 milioni di euro. Quest’anno recuperiamo 1,9 milioni di euro intervenendo ulteriormente sul turn over del personale per 660 mila euro, sull’acquisto di beni e servizi per 477 mila euro, sui consumi energetici per 165 mila euro, sui fitti passivi per 86 mila euro, sui contributi per 337 mila euro, sugli interessi passivi per 100 mila euro e con altri tagli minori per 75 mila euro. E’ chiaro che dopo anni di sacrifici non c’è davvero più nulla da recuperare. E non a caso siamo terzi tra i Comuni italiani per qualità dei servizi erogati in relazione al contenimento dei costi, una condizione per la quale, insieme al contenimento della pressione fiscale, dovremmo addirittura ricevere delle risorse dallo Stato, invece che essere ancora una volta penalizzati”.

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