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Sinfonia in rosso, un film sugli anni di piombo

Il Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova, grazie al sostegno della Regione Veneto, ha avviato l’importante fase ideativa e di ricerca per la realizzazione di “Sinfonia in rosso”, un lungometraggio ambientato nel Veneto, in particolar modo a Padova, alla fine degli anni Settanta durante la messa in moto del movimento studentesco. Il docu-drama avrà la consulenza scientifica di Carlo Alberto Zotti Minici, la produzione di Videolab di Michele Parisi e la regia di Toni Andreetta, regista, attore e professore al Dams di Padova in Teoria e Pratica del Documentario.

Sabino Acquaviva e Toni Andreetta
Sabino Acquaviva e Toni Andreetta

Il video avrà come base di partenza la lunga intervista a Sabino Acquaviva, uno dei testimoni più influenti di quel periodo visto che all’epoca era docente universitario e preside di Scienze Politiche. «Conobbi il professor Sabino Acquaviva all’università – racconta il regista Andreetta – quando frequentavo Giurisprudenza a Padova. Fuori dell’aula mi capitava spesso di parlare con lui di tante cose, di letteratura, di politica, di sociologia. Con lui sono sempre rimasto in contatto, abbiamo lavorato insieme negli anni Ottanta realizzando un documentario sulla storia di Padova e ultimamente lo sto incontrando spesso proprio in relazione allo sviluppo di questo progetto cinematografico sugli anni di piombo, un lavoro che vuole “vivere” la città, divenuta negli anni Settanta “laboratorio” di gruppi sovversivi ed eversivi. Ricordo facoltà occupate, assemblee, scontri nelle piazze, bombe, morti e feriti».

Questo lavoro che vuole mescolare insieme i diversi linguaggi del reportage e della finzione, verrà realizzato grazie anche alla partecipazione degli studenti di un laboratorio del corso di Laurea magistrale in Scienze dello Spettacolo e Produzione Multimediale. «In queste ricostruzioni documentarie – commenta Andreetta – i ragazzi interpretano i giovani di allora sulla base di alcune testimonianze raccolte da Acquaviva a suo tempo. A dire il vero non ho notato molte consonanze con gli studenti del passato. Il mondo è totalmente cambiato. Tuttavia ritengo che il conflitto generazionale, ovvero l’ostilità verso tutto ciò che è “paterno” come istituzioni, stato, famiglia, sia sempre presente nel giovane, magari dissimulato e latente, e un attento osservatore forse può coglierne le radici profonde nella finzione della recitazione».

Il regista più che puntare alla ricostruzione dei fatti, vuole analizzare le emozioni e le sensazioni oggi sedimentate nella memoria della gente e soprattutto di chi ha vissuto da vicino quelle fasi di lotta armata contro lo Stato. «Durante i conflitti degli anni Settanta – dice – ero a Padova e frequentavo la Scuola di Teatro ma allora non mi sentivo molto coinvolto in quelle vicende, essendo io molto impegnato a studiare e lavorare in teatro. In ogni caso riuscivo ad avvertire quanto quella rivolta e quelle tensioni degli anni 1977-80 fossero espressione e sintesi di un cambiamento profondo della società. Fu proprio una certa distanza dovuta a un non mio diretto coinvolgimento nelle lotte e nella politica attiva a farmi forse comprendere che, anche se indubbiamente alla base delle rivolte stanno ragioni economiche, culturali e politiche, aggressività e violenza sono dentro di noi sempre in agguato. La tragedie classiche e moderne ci raccontano questo. Ricordo che molti ragazzi e ragazze mi raccontavano di non sopportare padri, madri, scuole, chiese, istituzioni e io, che mi interessavo di drammaturgia, mi divertivo a vederli come personaggi de “Le baccanti”, “Antigone”, “Edipo” o de “I Fratelli Karamazov” di Dostoevskij. Ora penso sia maturato il momento per me di documentare quelle vicende, secondo me la conoscenza dei moti degli anni passati può favorire una più chiara visione di quel fenomeno che mi sembra ancora rimosso dalla memoria della regione». Il trailer è visibile a questo link www.youtube.com/watch?v=ysyNyBTXbtg.

Camilla Bottin

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