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Una macchina Gamma camera, usata nella medicina nucleare - Foto: Brendaicm (CC BY-SA 3.0)
Una macchina Gamma camera, usata nella medicina nucleare - Foto: Brendaicm (CC BY-SA 3.0)

Sanità, tutti i radiofarmaci per gli ospedali veneti

I radiofarmaci, una delle nuove frontiere della medicina, saranno prodotti in Veneto, presso l’ospedale Sacro Cuore di Negrar, nel veronese, e distribuiti gratuitamente a tutte le medicine nucleari del nostra regione. Si tratta di quei farmaci che contengono un radioisotopo attivo, e che quindi hanno un impiego nella diagnostica in campo oncologico, cardiologico e neurologico, a cominciare dalla diagnosi precoce dell’Alzheimer. Vengono usati anche nella diagnostica delle infezioni e negli esami effettuati con la Tomografia a emissione di positroni (Pet).

La produzione ha preso il via oggi, a completamento di un progetto per la realizzazione della struttura di produzione costato 12 milioni di euro. Presenta, a questa sorta di posa della prima pietra, anche il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, accompagnato, tra gli altri, dall’assessore regionale alla sanità e dal direttore generale della sanità veneta.

“Questa – ha commentato Zaia – è l’ultima di una lunga serie di eccellenze che caratterizzano l’ospedale di Negrar, ottimo esempio di collaborazione tra pubblico e privato nell’interesse della gente. Sulla sanità veneta si continua ad investire, combattendo ogni giorno contro i tagli che piovono dal Governo in modo indiscriminato, tanto sul Veneto con i conti in attivo, quanto sulle regioni in profondo rosso. Non hanno idea di cosa voglia dire fare sanità di eccellenza al punto che secondo loro persino i trapiantati dovrebbero pagarsi una bella fetta delle cure antirigetto. Cosa che in Veneto non succederà, perché i 250 mila euro necessari li stanzierà interamente la Regione”.

Per la produzione e la distribuzione dei radiofarmaci, in forma totalmente gratuita, la Regione e l’ospedale di Negrar opereranno sulla base di una specifica convenzione. I centri veneti dotati di Pet sono nove, escluso Negrar, e in un anno hanno speso circa 2 milioni 700 mila euro per radiofarmaci, escluso il trasporto. Le prime strutture ospedaliere che beneficeranno dell’iniziativa avviata oggi sono l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, l’Istituto oncologico veneto di Padova, l’ospedale San Bortolo di Vicenza e l’ospedale dell’Angelo di Mestre.

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