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Vicenza, bel concerto del Quartetto Panocha

La sostituzione del concerto di Salvatore Accardo, virtuoso del violino costretto al riposo da una fastidiosa tendinite che gli impedisce ogni attività, con l’esibizione del Quartetto Panocha ha garantito martedì 28 aprile un’altra serata di elevata qualità musicale al Teatro Comunale di Vicenza. I quattro “ex” studenti del conservatorio di Praga, che si sono uniti in quartetto lo stesso anno in cui le truppe sovietiche hanno invaso la città, hanno dimostrato in maniera eccellente di essere i testimoni più prestigiosi della categoria, impegnati come sono ad esportare nel mondo gli autori più rappresentativi della musica ceca.

Il programma della serata, che comprendeva Mozart e Schubert, ha dato quel tocco in più, con la riproduzione di un quartetto di Bedřich Smetana, musicista loro conterraneo, ispirato alla sua vita. “From my life” si intitola infatti la composizione, che è stata scritta nell’autunno del 1876 poco dopo che Smetana aveva scoperto di essere afflitto da una forma di sordità permanente. I movimenti che caratterizzano l’andamento del quartetto si dividono tra l’elegia, la gioia giovanile della polka e il rimpianto malinconico: è l’autore stesso che con la musica ci racconta la sua vita.

Si inizia con l’Allegro vivo appassionato che introduce gli ascoltatori nel tormento che occupa la mente del musicista, il suo amore romantico per l’arte e la sua presente infelicità, dovuta alla malattia che l’ha colpito. Questi suoi pensieri portano alla felicità degli anni giovanili che il Bedřich ragazzo amava trascorrere a passi di danza: il brio dei vecchi tempi viene quindi espresso dall’Allegro moderato a tempo di polka. La sua fama di ballerino infaticabile è resa dall’aria un po’ scanzonata del testo fino a quando, nel terzo tempo, il Largo sostenuto, si placa perché l’autore incontra l’amore, ovvero la ragazza che poi diventerà sua moglie.

È il violoncello di Jaroslav Kulhan a introdurre il “primo amore” di Smetana, stroncato presto dalla morte, in un affievolirsi progressivo del fraseggio strumentale. Il successo sembra finalmente arridere al musicista nell’ultimo tempo, il Vivace, dove la passione per il tema della patria, ovvero ciò che per lui è nobile e bello, lo porta a essere felice. Ma ecco che subentra l’infelicità del primo movimento, con la malattia fisica, fino all’abbandono della speranza. I componenti del quartetto, ovvero Jiri Panocha e Pavel Zejfart (violini), Miroslav Sennoutka (viola) e Jaroslav Kulhan (violoncello), si sono prodigati in questa composizione con un pizzico di malinconia per la sfortuna di un grande della loro patria. La loro esibizione è stata perfetta e ha commosso i presenti.

Gli altri due componimenti che hanno animato la prima parte del concerto, rispettivamente il Quartetto in sol minore K 80 detto “Lodi” di Mozart e il Quartetto per archi in mi bemolle maggiore di Schubert, erano per certi versi speculari. Sono passati ormai cinquant’anni a separare Schubert dal suo idolo di riferimento che a sua volta aveva un rapporto “ideale” con Haydn: schemi e tecniche di costruzione si rincorrono simili, ma il brio che li contraddistingue è differente. La cantabilità del quartetto di Mozart, prettamente italiana, si risveglia nell’esuberante ottimismo di Schubert. Si odono la freschezza del sedicenne che compone per la famiglia e il suo entusiasmo per la vita. Il Quartetto Panocha ha reso queste sfumature con professionalità, si può dire che la serata sia stata la degna conclusione della stagione concertistica organizzata dalla Società del Quartetto di Vicenza.

Camilla Bottin

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