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Medicina di gruppo integrata, dubbi dagli infermieri

“Un’opportunità per la salute della comunità o un’altra occasione per distribuire fondi pubblici?” Fa saltare un po’ sulla sedia leggere questa frase, che non è una nostra uscita estemporanea ma è il giudizio che un’intera categoria dà su una precisa e concreta scelta della Regione del Veneto. Parliamo della Medicina di gruppo integrata, per la quale è stato appena raggiunto un difficile accordo, dopo un anno di discussioni, tra l’amministrazione regionale e i sindacati dei medici. Quelli che sembrano non voler proprio starci, e che danno adesso il duro giudizio con il quale abbiamo aperto, sono gli infermieri. Ma cosa è esattamente la Medica di Gruppo integrata?

E’ presto detto: non è altro che l’istituzione, in ciascun territorio, di un poliambulatorio dove un gruppo di medici di famiglia decide di lavorare assieme tenendo il servizio di assistenza medica aperto a turno. Questa struttura sanitaria consorziata potrà così garantire orari di apertura più ampi rispetto ai tradizionali ambulatori dei mdici di base, e magari accorciare le file ai Pronto soccorso, spesso ingolfati da pazienti non gravi che avevano soltanto trovato chiuso l’ambulatorio del loro medico di famiglia. Naturalmente, le strutture della Medicina di gruppo integrata avranno anche infermieri, assistenti sociali e personale amministrativo.

Come dicevamo c’è voluto un intero anno perché la Regione trovasse l’accordo con i medici di base, i cui principali sindacati hanno firmato l’intesa nei giorni scorsi dopo aver mossso molte critiche su vari punti. Adesso sono gli oltre 35 mila infermieri del Veneto a chiedere la ridefinizione del modello di questa che si propone come una rivoluzione dell’assistenza sanitaria di base, e che se fatta bene potrebbe anche esserlo davvero. E’ infatti il Coordinamento dei Collegi degli infermieri del Veneto (Ipasvi) a scendere in campo, con il presidente, Luigino Schiavon, e con il suo vice Federico Pegoraro, che hanno incontrato quest’oggi la stampa, a Vicenza, per fare chiarezza e ribadire la posizione critica della categoria.

“Dal punto di vista degli infermieri – hanno detto – con questo accordo ci si è dimenticati per l’ennesima volta dei cittadini e delle loro necessità. Il modello organizzativo indicato nell’accordo prevede I’aggregazione dei medici in apposite strutture di Medicina di gruppo integrata con il fine di garantire presenza medica, infermieristica e amministrativa nelle 12 ore. Riceveranno prevalentemente su appuntamento con l’intento di sgravare, i singoli Pronto Soccorso dai cosiddetti codici bianchi. Queste strutture prevedono la presenza di un infermiere ogni 3.600 assistiti, mentre secondo le stime Ipasvi un simile tipo di organizzazione, per garantire efficienza e appropriatezza delle cure, dovrebbe prevedere non più di 3.000 assistiti per infermiere”.

L’auspicio dell’Ipasvi è che “l’accordo venga ripensato, prevedendo che presso ogni Medicina di gruppo integrata venga strutturato un ambulatorio infermieristico che risponda ai bisogni dei pazienti, coordinandosi con i servizi domiciliari che, questi sì andrebbero ulteriormente potenziati investendo ulteriori risorse, così come sempre più richiesto dai cittadini”.

“L’accordo stipulato dalla Regione Veneto con i medici di famiglia – conclude l’Ipasvi – stanzia 25 milioni di euro l’anno per quattro anni, per un totale di 100 milioni di euro che sarebbero stati meglio investiti con una assistenza sanitaria territoriale attenta ai bisogni di salute dei cittadini e in grado di adeguare alle loro necessità i propri servizi. In tempi di spending review, gli infermieri veneti si chiedono quali servizi verranno sacrificati o ridotti per reperire tali risorse”.

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