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Pittura, Manuel Pablo Pace, da Vicenza all’Europa

Si è tenuta sabato 11 aprile alle ore 19 all’Amsterdam Cafè di Padova l’inaugurazione della mostra “La Jeune Fille” dell’artista vicentino Manuel Pablo Pace, nato a Montecchio Maggiore nel 1977 e attualmente residente a Campese. Virtuoso del pennello tra i più interessanti del panorama artistico contemporaneo, Manuel si ricollega al collettivo francese Tiqqun nel suo intento di mettere “in copertina” certi stereotipi di rappresentazione legati all’universo del consumo.

«Il titolo della mostra è nato in seguito a delle riflessioni con Barbara Codogno, la curatrice dell’esposizione. Mi sono avvicinato al post-situazionismo dei Tiqqun – commenta l’artista – per un interesse particolare che nutro da sempre nei confronti della filosofia situazionista. Parto da questo tipo di riflessione per andare oltre la mera critica sociale. Una volta metabolizzato il concetto che siamo oggetti di scambio, mercificati, mi interessa mettere in mostra l’attore sociale fino a congelare l’immagine e innalzare il ritrattato a mito. Solo così riesco a sottolineare la sua unicità, lo faccio attraverso un’istantanea dell’anima. Quindi parto da un soggetto con sovrastrutture dettate dalla società di consumo per destrutturarlo fino arrivare a dipingere l’anima».

Il suo intento, fotografare l’“anima fanciulla”, ha dei poteri curativi, riesce a rompere il meccanismo uomo-merce: la figura femminile non è intesa come nella Jeune Fille, come mercificazione, bensì come purezza d’animo. «Le immagini delle mie opere – continua Pace – sono estrapolate da vecchie riviste ed enciclopedie poi rielaborate. La nota di costume in queste opere vuole enfatizzare un’epoca di boom economico, e per entrare nell’ambito tecnico mi hanno sempre affascinato le tonalità di vecchie fotografie. Ne è nato un sincretismo: le giustapposizioni del Tiepolo con le tonalità delle fotografie degli anni 50/60». La pittura raffinata di Pace, unita a un gusto piacevolmente vintage, è frutto di una formazione che pur partendo dall’Accademia delle Belle Arti di Venezia si è poi allargata all’Italia e all’Europa intera.

«Anche se il nome può far pensare il contrario, non sono spagnolo. Dopo Venezia, Trento, e l’Irlanda, ho vissuto molti anni a Jerez de la Frontera a stretto contatto con artisti condividendo con loro il mio quotidiano. Ho imparato moltissimo in quegli anni, sia a livello personale che professionale, ma soprattutto ho capito che l’estetica per reggere ha bisogno di un’etica consapevole. Dopo Jerez mi sono trasferito a Barcellona per lavorare come direttore artistico ad un cortometraggio in 35mm con il regista Juan Miguel Del Castillo, ora in gara al festival di Malaga con il film “Techo y Comida”, e lì son rimasto per un altro anno sperimentando con video e cinema. Rientrato in Italia ho esposto il mio lavoro a New York, Santiago del Cile, Monaco e ora sto preparando un’esposizione personale a Parigi con Neri Contemporay Art». Per questo Manuel cerca di svicolarsi da periodi storici precisi, lui cerca l’atemporalità e dipinge essenzialmente persone del suo quotidiano. «I vestiti che rivestono i miei personaggi sono importanti quanto i personaggi stessi – conclude il pittore – denotano un carattere non più storico ma di personalità».

Camilla Bottin

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