L'Orchestra del Teatro Olimpico

Lonquich e Michelangeli chiudono la stagione dell’Oto

Lunedì 20 aprile si è chiusa al Teatro Comunale di Vicenza la stagione sinfonica dell’Orchestra del Teatro Olimpico. Ad aprire un programma incredibilmente significativo, con pagine importanti della storia della musica, è stata una commemorazione dedicata a un amico del compositore Ravel, caduto in guerra, dal titolo “Le tombeau de Couperin”. Il francese Ravel, scosso dagli orrori della Grande Guerra vissuti in prima persona, ha pensato infatti, tra il 1914 e il 1917, di comporre un’elegia dapprima solo per pianoforte, poi per orchestra e di dedicare ciascuno dei movimenti a un commilitone amato che è allo stesso tempo deceduto.

Alexander Lonquich
Alexander Lonquich

Il direttore Umberto Benedetti Michelangeli ha reso perfettamente, con tocchi precisi, questo viaggio onirico all’interno di una vitalità barocca grazie alla presenza dei legni, dei corni, di una tromba, degli archi e infine di un’arpa. Rispetto alla prima versione pianistica, gli ascoltatori del Teatro Comunale hanno potuto beneficiare di una versione più colorita, quasi cangiante che si è presentata in forma di suite all’antica, senza le parti strumentali pure come “Fugue” e “Toccata”, poco adatte a essere trasformate in maniera agile per l’orchestra. Con il “Rigaurdon” abbiamo un finale efficace che in parte lenisce le ferite dell’anima con tempi di danza: Ravel riesce a superare nella partitura il dolore, l’angoscia della guerra, la morte della madre e la scomparsa di amici cari. Questa musica, allegra e ironica, ricca di sfumature segrete, mostra a tratti una vivacità popolaresca.

Il secondo brano in programma, il “Concerto n°2 in fa minore” di Chopin, si è avvalso invece dell’intervento solista del pianista Alexander Lonquich che per la seconda volta in questa stagione si è accompagnato all’Orchestra del Teatro Olimpico. La composizione per pianoforte e orchestra, scritta dal compositore polacco negli anni giovanili, mostra un fascino melodico senza tempo. Il pianoforte appare una voce fuori dal coro, difficile è combinare la delicata scrittura pianistica con un grande impianto orchestrale. Chopin ci riesce grazie a sfondi orchestrali molto morbidi e all’uso ricorrente del pedale nel pianoforte. Lonquich ha eseguito il concerto con grande maestria e a tratti alla voce solista si accompagnavano il movimento dei legni e il “tremolio” degli archi. Questo “percorso” dinamico che ha visto succedersi tre movimenti (Maestoso, Larghetto e Allegro Vivace) si è chiuso con un caratteristico ritmo di mazurca, danza popolare polacca.

Dopo l’intervallo, Umberto Benedetti Michelangeli ha guidato la OtO nella “Sinfonia n. 40 in sol minore” che Mozart scrisse in brevissimo tempo, quasi di getto, nell’estate del 1788 assieme alla Sinfonia 39 in mi bemolle maggiore ed alla celebrata “Jupiter”. La 40 è un immortale capolavoro “eroicamente tragico”, dunque autenticamente romantico, che riesce ancora oggi ad ammaliare il pubblico fin dalle prime carezzevoli note dell’Allegro Molto iniziale. A fine serata l’UNCI ha consegnato borse di studio ad alcuni giovani maestri d’orchestra, non sono mancate parole d’elogio del vicesindaco Bulgarini d’Elci.

Camilla Bottin

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