lunedì , 21 Giugno 2021

Immigrazione, Zaia: “Serve il blocco navale”

“Un’emergenza che dura da 4 anni non è tale. E’ la prova dell’assoluta indisponibilità a fare qualcosa da parte dell’Europa e dell’incapacità dello Stato italiano di governare un fenomeno che non era né imprevisto né imprevedibile. Dopo l’ennesima tragedia è il momento di tramutare il dolore in coraggio: bisogna attuare subito un blocco navale, impedire le partenze, sbarcare sulle coste libiche per gestire con umanità campi profughi e tendopoli, e aiutare nel proprio Paese chi ne ha bisogno. Lo dico da anni, prendo atto che da ieri lo dice anche Renzi. Per tutta una serie di motivi confermo il no del Veneto a nuovi arrivi, un territorio che già si fa carico di 515 mila immigrati, dei quali 42 mila disoccupati e in una Regione che è la terza d’Italia per incidenza di residenti immigrati, pari all’11% della popolazione”.

Con queste parole il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha ribadito il “no” dell’istituzione regionale, al quale si sono aggiunti quelli dell’Anci e dell’Upi del Veneto, a nuovi arrivi di migranti sul territorio, intervenendo, oggi a Venezia, alla riunione del comitato di coordinamento sul tema convocato dal Prefetto Cuttaia.

Fatto salvo l’aspetto sanitario, “noi curiamo tutti a prescindere da tutto e lo facciamo di nostra iniziativa fin dal primo giorno, anche come forma di prevenzione”, Zaia ha posto l’accento sulla “realtà innegabile delle tensioni sociali che crescono tra le gente, dei problemi sempre più grandi dei sindaci a far fronte ad arrivi comunicati a ore e a cittadini alle prese con la crisi e in condizioni di bisogno che non capiscono perché il Comune non fa nulla per loro, ma si attiva su questa questione, dell’incertezza, che nessuno può cancellare, sulle effettive qualità personali di chi arriva, perché ormai anche i bambini sanno che dietro questa storiaccia ci sono l’Isis e organizzazioni criminali senza scrupoli”.

Il presidente della Regione ha infine posto la questione dei numeri. “Le tabelle consegnateci oggi – ha sottolineato – parlano di 2.677 migranti, presenti al 2 aprile nelle strutture ospitanti, e di 7.667 persone sinora arrivate. Di 5 mila di essi dunque non si sa più nulla. Dove sono? Cosa fanno? Delinquono? Soffrono? Nessuno ce lo sa dire, e la cosa è preoccupante, anche perché il loro numero, se non si fa qualcosa di coraggioso e realmente umanitario, salirà esponenzialmente”.

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