Una tana di nutrie sul canale Bisatto, ad Albettone
Una tana di nutrie sul canale Bisatto, ad Albettone

Confagricoltura: “Nutrie sempre più devastanti”

“Sulle nutrie serve un intervento urgente della Regione. Le nostre campagne rischiano danni irreparabili, non possiamo più aspettare”. A sostenerlo è Michele Negretto, presidente di Confagricoltura Vicenza, all’indomani della nuova emergenza che sta interessando la zona di Isola Vicentina, con un’invasione di nutrie che sta distruggendo gli argini del torrente Livergon.

Michele Negretto
Michele Negretto

“Siamo impotenti di fronte a quello che è un vero e proprio vuoto normativo – ha aggiunto Negretto -. La legge entrata in vigore nell’agosto scorso non fa più rientrare le nutrie tra gli animali selvatici e quindi cacciabili, togliendo dirette competenze alle Province e passando la palla ai Comuni. In dicembre abbiamo scritto a tutti i sindaci vicentini e al presidente della Provincia, Achille Variati, chiedendo di attivarsi per far fronte alla situazione, ma di fatto un’azione coordinata e organica dei Comuni non c’è stata. Nel frattempo gli agricoltori si trovano pure beffati, visto che non sono più previsti nemmeno risarcimenti per i danni alle colture. Chiediamo perciò un intervento urgente della Regione per risolvere, almeno in deroga, un problema spinoso che rischia di trascinarsi per mesi, provocando una vera e propria invasione di roditori e danni gravissimi”.

Le stime degli ultimi anni parlano di almeno 50 mila esemplari nel Vicentino, ma secondo il presidente gli animali sono molti di più: “Le nutrie – spiega Negretto – si moltiplicano in maniera esponenziale. Hanno invaso ogni metro di pianura vicentina dove vi sia un corso d’acqua, con grandi rischi soprattutto per gli argini, che potrebbero crollare causando danni irreparabili per l’equilibrio idrogeologico e per i nostri terreni. In passato la Provincia ha avviato campagne di contenimento per arrestare la colonizzazione di sponde e argini con abbattimenti affidati agli agenti della Polizia provinciale e ai volontari delle organizzazioni venatorie. Poi però la normativa è cambiata e ora tutto è lasciato all’iniziativa dei sindaci. Venezia non può più lavarsene le mani: deve stanziare fondi e deliberare normative urgenti per debellare la piaga”.

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