"Estasi di San Francesco", di Giambattista Piazzetta (dettaglio)
"Estasi di San Francesco", di Giambattista Piazzetta (dettaglio)

Expo 2015, chiesti tre dipinti dei Musei Civici di Vicenza

Vittorio Sgarbi ha richiesto in prestito, ai Musei Civici di Vicenza, tre dipinti per due imminenti mostre, di cui è curatore, che si terranno a Milano in occasione dell’Expo 2015.  Lo ha annunciato lo stesso Sgarbi, nella nostra città, nel corso della serata di sabato 18 quando ha partecipato all’evento di “Panorama d’Italia” dedicato alla Chiesa di Santa Corona. Ricordiamo che Sgarbi è un estimatore di Vicenza, alla quale è legato per motivi professionali e culturali. Era stato in città anche qualche mese orsono, per vedere la mostra su López García. “L’interesse di Sgarbi per tre opere della nostra pinacoteca – ha sottolineato il vicesindaco Jacopo Bulgarini d’Elci – è per noi un onore, perché ci offre l’opportunità di partecipare ad un evento mondiale come l’Expo. E questo accadrà solo dopo che la Soprintendenza avrà dato il suo parere, operazione che non è ancora stata possibile visti i tempi stretti della richiesta pervenuta, e solo se sarà positivo”.

Immacolata Concezione
Immacolata Concezione

Le tre opere richieste sono l’Immacolata Concezione, di Tiepolo, l’Estasi di San Francesco, di Piazzetta, entrambe destinate a Palazzo Clerici, e Erodiade con la testa del Battista, di Francesco Cairo, richiesta invece per il padiglione Eataly dove potrà essere vista da diecimila persone al giorno durante l’Expo.

L’esposizione di Palazzo Clerici, a Milano, a cura della Regione Lombardia, si terrà tra luglio e agosto, con date precise da definire. Le opere saranno collocate nella Galleria degli Arazzi, affrescata sulla volta da Giovanni Battista Tiepolo nel 1741.

L’Immacolata Concezione è in questo momento in a mostra a Parma, fino al 6 giugno. L’opera, una pala, risalente al 1733, era un tempo collocata sul primo altare a destra della chiesa vicentina dell’Araceli, proprio dinnanzi all’Estasi di San Francesco di Giambattista Piazzetta.

Nel 1830 venne trasportata nel coro della chiesa e venduta nel 1849 a Carlo Clemente Barbieri, che la donò poi al Museo civico, nel 1954.  La Madonna è rappresentata mentre appare in cielo, avvolta in una veste candida e in un ampio manto azzurro. Seguendo il racconto dell’Apocalisse, l’artista raffigura la Vergine come una giovane donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo. Il suo sguardo, rivolto in basso verso l’umanità, e il suo atteggiamento fiero e altero esprimono il suo distacco dalla natura umana, indicato anche dai gigli reclinati, quasi appassiti, che alcuni vivaci angioletti stringono tra le mani.

Erodiade con la testa del Battista
Erodiade con la testa del Battista

Sempre per Palazzo Clerici, come dicevamo, è stata individuata l’Estasi di San Francesco, di Giambattista Piazzetta, uno dei più grandi capolavori dell’artista veneziano capofila della corrente realistica, drammatica e chiaroscurale dei “tenebrosi”, nata in opposizione a quella luminosa dei “chiaristi”. Originariamente collocata su un altare a sinistra nella chiesa vicentina dell’Araceli, la pala era posta in dialogo serrato proprio con l’Immacolata del Tiepolo. Rimossa dalla sua sede originaria, la tela di Piazzetta venne prima appesa nel coro della chiesa (1884), dove subì un pesante degrado e in seguito (1911) ricoverata e restaurata presso il Museo civico di Vicenza.  Il dipinto, eseguito nel 1729, raffigura una scena di forte impatto emotivo. Lo spettatore prova quasi un senso di vertigine seguendo il movimento su cui è incentrata la composizione: il suo sguardo, partendo dalla figura di frate Leone, il biografo di San Francesco, e dall’immagine illuminata del teschio, sale lungo il corpo sofferente del santo sorretto dall’angelo, per giungere allo squarcio di luce divina che illumina il cielo scuro.

Per la mostra “I tesori d’Italia”, al padiglione Eataly dell’Expo, l’interesse è invece caduto su Erodiade con la testa del Battista, di Francesco Cairo, prima esposta a Parigi, alla mostra dedicata al Marchese de Sade, e ora a Parma, fino al 6 giugno. E’ un olio su tela del 1635, opera per la quale l’autore è stato avvicinato al Caravaggio sia nell’uso della luce che esalta l’effetto del colore, sia nella drammaticità del soggetto. Erodiade, madre di Salomè e moglie di Erode Filippo, sfiora quasi la testa di San Giovanni Battista, appena consegnatale su un vassoio. L’impianto compositivo dell’opera è giocato su un movimento circolare che avvolge la figura femminile.

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