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Acciaio ed emigrazione tra Vicenza e la Puglia

E’ stata scelta una data simbolica, il primo maggio, per presentare a Vicenza un documentario sul lavoro in acciaieria, sulle lotte sindacali per la salute e per il salario, e sulle tante storie di emigrazione dall’Italia meridionale verso questo nord che ha rappresentato per tanti anni in passato il mito del benessere. Il titolo del documentario, un lavoro autoprodotto di Marina Resta e Giulio Todescan, è “L’acqua calda e l’acqua fredda” e sarà presentato con una doppia anteprima nei prossimi giorni, il 24 aprile in Puglia, a Giovinazzo, in provincia di Bari, e come dicevamo nel giorno della Festa del Lavoro a Vicenza, al cinema Primavera di via Ozanam, alle 21.

E’ infatti attorno a queste due città che si snodano le vicende raccontate nei 56 minuti di durata del documentario. Sono le storie degli operai che lavoravano alle Acciaierie Ferriere Pugliesi, di Giovinazzo, fondate negli anni venti del Novecento dalla famiglia Scianatico e rimaste in attività fino agli anni ottanta. Operai che avevano portato avanti molte lotte contro le pessime condizioni di lavoro, per la loro salute, e contro l’utilizzo dell’amianto in fabbrica. Poi, dopo la chiusura per la crisi del settore, iniziò una trentina d’anni fa l’altra storia, quella dei figli degli operai che, privi di prospettive, emigrano al nord, verso le Acciaierie Valbruna, di Vicenza, dove ancora oggi circa metà delle maestranze vengono dalla Puglia e da Giovinazzo in particolare.

“L’acqua calda e l’acqua fredda” è un viaggio fra Nord e Sud Italia, ma anche tra presente e passato, raccontato attraverso le testimonianze degli operai, e con materiali d’archivio e immagini delle due città. Ne emergono temi attuali anche oggi, quasli le difficoltà dell’integrazione e la doppia valenza del lavoro in acciaieria, che è strumento di benessere economico ed emancipazione sociale ma, al tempo stesso, è anche portatore di rischi per la salute e per l’ambiente.

“Nel 2011 – spiegano i due registi, Marina Resta e Giulio Todescan, – ci siamo imbattuti in un saggio di Devi Sacchetto, professore di sociologia all’Università di Padova, sull’attuale immigrazione meridionale in Veneto. Fra le storie raccontate ci ha colpito quella delle Acciaierie Valbruna di Vicenza, dove la maggior parte dei circa mille operai proviene dal sud Italia, e in particolare da Giovinazzo. Per descrivere quella strana mescolanza di veneti e pugliesi, un dirigente dell’azienda citato nel testo utilizzava la metafora dell’acqua calda e dell’acqua fredda, la cui unione dà vita a qualcosa di nuovo e più complesso”.

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