Breaking News

25 aprile, riflessioni e buoni propositi

Eccoci dunque al 25 aprile, ad una ricorrenza importante per il nostro paese, giunta quest’anno al suo settantesimo. Eh sì, sette decenni fa il Bel Paese cacciava via, per fortuna, i nazisti e, seppur in senso figurato, quanto restava dei fascisti. E siamo ancora grati a coloro che hanno combattuto per estirpare quella piaga. Quello che però dobbiamo aggiungere è che da quella Liberazione è nata una democrazia molto imperfetta. E con il tempo non è certo migliorata, anzi negli ultimi decenni è forse perfino peggiorata.

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini

Lucido osservatore della nostra società, Pier Paolo Pasolini già negli anni 70 avvertiva del fatto che stavamo andando verso una sorta di subdola nuova dittatura che, sotto certi aspetti, poteva nascondere persino qualche pericolo in più rispetto al fascismo. Intendiamoci, è tutto ben diverso oggi, come del resto lo era anche negli anni ’70. Nessuno viene bastonato o costretto a bere l’olio di ricino se la pensa diversamente, adesso viene solo marginalizzato. Un po’ come succedeva a lui insomma. C’era soprattutto un aspetto che Pasolini vedeva come pericoloso: a differenza del fascismo che, nel profondo, non era riuscito nella sua opera di irreggimentazione, la nostra società dei consumi e del banale ha pieno successo nel farci credere in ciò che si decide in alto loco.

Dal 1945 dunque abbiamo la libertà di parola, di pensiero, ma la libertà di essere noi stessi non è davvero alla portata di tutti. Ad esempio: il fascismo fu un regime prepotente, corrotto e nepotista. Olio di ricino a parte, possiamo dire che l’Italia in cui viviamo non è prepotente, corrotta e nepotista? Certamente no, e la lunga lista di giovani talenti che devono cercare lavoro all’estero lo testimonia, così come lo testimoniano i mastodontici sprechi di denaro nelle grandi opere pubbliche percorse dal malaffare più sfrontato. Quanto alla prepotenza, beh si può essere prepotenti in tanti modi: c’è chi lo fa bastonando e chi preferisce mentire e addormentare le coscienze.

Anche a livello governativo, non si può dire che siano mancati episodi destinati ad essere oggetto di analisi da parte degli storici. Una liberazione incompiuta dunque? In parte sì purtroppo, perché non siamo una società che offre a tutti pari opportunità, anche se potrebbe sembrare di sì. Viene sempre richiesta l’accettazione di qualche compromesso, spesso inaccettabile, come può esserlo voltare lo sguardo di fronte all’ingiustizia, alla prevaricazione, alla corruzione. E’ ancora una società che vuole gli “yes men”, quindi una società destinata al declino perché le persone di valore sono tutt’altro disposte a dire “sì” sempre e comunque, dato che amano pensare con la propria testa.

E come ogni anno, ogni Comune d’Italia, forse senza eccezioni, per il 25 aprile, prevede celebrazioni e discorsi, bandiere e gonfaloni, omaggi alla memoria dei partigiani (ai quali va di nuovo il nostro grazie e la nostra stima), salvo che il giorno dopo tutto ritorni come prima e i valori della Liberazione, ovvero giustizia, fratellanza, rispetto, libertà, uguaglianza, tornino ad essere dimenticati. Dovrebbe essere 25 aprile tutto l’anno insomma, un po’ come avviene per un altro 25… Parliamo del Natale, che guarda caso è anch’esso simbolo di uguaglianza, fratellanza e libertà, a dir poco tradite da consumismo, egoismo e banalità.

Franco Oriolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *