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Vicenza ospita il Festival Città Impresa

Dopo aver trovato sede per alcuni anni a Schio, il il Festival Città Impresa quest’anno lascia la provincia e approda nel capoluogo. Vicenza, città simbolo dell’industria manifatturiera, sarà il palcoscenico laboratorio delle idee per la ripresa, che il festival proporrà dal 20 al 22 marzo con oltre 40 eventi e cento ospiti e relatori di rilievo nazionale. Imprenditori e manager, economisti e scrittori, giornalisti e ministri, si confronteranno con il grande pubblico e con giovani provenienti da tutte le principali università italiane sui nodi cruciali dello sviluppo e del dopo crisi. Il Teatro Olimpico, gioiello internazionale dell’architettura palladiana, ospiterà i confronti tra i big del festival, al Galla Caffè saranno presentati i libri del momento e la Fondazione Zoé sarà la sede degli incontri dedicati al ruolo dell’impresa.

Una scelta non casuale o legata solo alla tradizione industriale che ne fa una delle provincie più industrializzate. Nel vicentino, più di duecento anni fa, è nata l’esperienza della città sociale di uno dei più grandi innovatori dell’industria italiana: Alessandro Rossi. A lui è dedicato uno dei convegni di apertura venerdì 20 alle 15 alla Fondazione Zoé. A partire da una ricerca di Lidia Zocche, a confrontarsi saranno il già ministro del Lavoro Tiziano Treu, il responsabile delle risorse umane di Luxottica Nicola Pelà, la presidente dell’industria farmaceutica Zambon, Elena Zambon, e il presidente della fondazione Corriere della Sera Piergaetano Marchetti.

Sabato 21 marzo alle 18 al Teatro Olimpico, saranno l’economista Innocenzo Cipolletta, il giornalista e autore di Ammazziamo il Gattopardo Alan Friedman, e il già ministro dello sviluppo economico Corrado Passera a tentare di individuare i nodi del futuro economico del Paese. La serata del sabato sarà l’occasione invece di un confronto tra tre intellettuali tra i più acuti osservatori delle trasformazioni culturali e politiche del Paese: Ilvo Diamanti, Paolo Mieli e Cesare De Michelis discuteranno infatti su come la crisi ha cambiato l’Italia e gli italiani.

libroNumerosi itemi in discussione durante i tre giorni: il made in Italy, la burocrazia, l’Euro, l’Expo 2015, il Jobs Act, i giovani e il lavoro, l’artigianato. “Un evento significativo per il nostro territorio: fare impresa oggi più che mai è un concetto esteso, perché riguarda tutti i settori della nostra società”, dice Giuseppe Caldiera, direttore generale della Fondazione Cuoa. “Cultura e impresa non sono due pianeti a parte – commenta Giuseppe Zigliotto, presidente di Confindustria Vicenza – Il valore immateriale delle nostre aziende dovrebbe contare quanto il valore materiale dei beni prodotti. Marchio, storia, qualità, eccellenza, artigianalità: queste sono le qualità che possiamo spendere sul mercato”.

“Siamo fieri della decisione degli organizzatori del festival Città Impresa di spostare l’evento a Vicenza – ha detto il vicesindaco e assessore alla crescita Jacopo Bulgarini d’Elci in occasione della presentazione del festival – . E’ un’iniziativa di grande qualità che, una volta deciso di lasciare l’ambito scledense, avrebbe tranquillamente potuto ricollocarsi in qualsiasi realtà di prestigio regionale. La scelta di venire a Vicenza è un segnale della capacità attrattiva di una città che ha finalmente acquisito, in questi ultimi anni, nuova centralità”.

Tra i molti eventi, segnaliamo i tre volumi in presentazione alla libreria Galla di Vicenza: venerdì 20 marzo alle 18 Marco Bettiol con Raccontare il made in Italy (Marsilio); sabato 21 alle 10 Giuseppe Berta con Oligarchie – Il mondo nelle mani di pochi (Il Mulino); lunedì 23 alle 18 Paolo Bricco con L’Olivetti dell’ingegnere (Il Mulino). Giornalista e storico, Bricco, inviato de Il Sole 24 Ore e specialista in economia e politica industriale, racconta la storia del marchio italiano a partire dal 1978. All’arrivo di Carlo De Benedetti, la Olivetti è in grave difficoltà. Un’impresa senza imprenditore, nel declino seguito alla morte di Adriano. Sotto la guida dell’Ingegnere l’azienda vive un’intensa stagione di sviluppo, fondata sulla produzione di personal computer e sull’ampliamento dei prodotti come fax, fotocopiatrici, stampanti.

A cavallo fra anni Ottanta e Novanta, condivide con le altre imprese elettroniche europee di radice fordista la dura rimodulazione dell’informatica, ma sperimenta pure la felice metamorfosi nella telefonia con Omnitel. Un mutamento di natura, unico nel panorama internazionale: dalla crisi della fabbrica ai nuovi servizi. Il cerchio si chiude nel 1996, quando De Benedetti lascia la guida del gruppo. L’autore ha per primo consultato il Fondo Presidenza Carlo De Benedetti dell’Archivio Storico Olivetti e le Carte Private dell’imprenditore. Grazie a una documentazione ricca e inedita, ha ricostruito una vicenda esemplare del Novecento italiano che, con i suoi successi e i suoi limiti, ha avuto nella Olivetti uno snodo essenziale: industria e tecnologia, politica e cultura, storia e destino.

Alessandro Scandale

Un commento

  1. Trieste, un Porto per l’Industria del Nord-Est.

    Il Porto di Trieste si presenta al Festival Città Impresa di Vicenza e si spera che l’apprezzabile attivismo che sembra stia esprimendo Zeno D’Agostino, sia in grado di stimolare vivacizzare gli interessi “di nuovi Investitori / Imprenditori Manifatturieri / Terminalisti / Armatori di caratura mondiale” che però approdare ai nostri Litorali purtroppo chiedono che tra il dire ed il fare i tempi per poter cantierizzare le opere non possono certamente continuare ad essere biblici, chiaramente se lo Scalo Triestino sarà realmente in grado di sfruttare a dovere le straordinarie opportunità offerte sia dalla strategicità Territoriale che dei Collegamenti gomma/rotaia relativi al Corridoio Baltico Adriatico unitamente alla presenza del Regime di Porto Franco, le cose in nostro favore potrebbero cambiare in modo particolarmente significativo.

    In merito alle Aree di Punto Franco presenti nel Territorio Triestino, che ora finalmente potrà essere spostato dal complesso monumentale del Porto Vecchio in altre Aree del nostro territorio, sarebbe auspicabile che ne siano opportunamente ottimizzati e sfruttati gli aspetti di carattere economico/fiscale, contemplando chiaramente un loro possibile “trasferimento / ampliamento” in Aree che siano particolarmente caratterizzate ed appetibili, come quelle “dell’Area Ex Aquila ed Ex Esso” dove ci sono quasi due milioni di metri quadrati di Aree supportate da profondi fondali…

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