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Vicenza, arriva il pupazzetto Sfiggy

Lo Spazio Nadir in Contrà Santa Caterina ospita fino a sabato 28 marzo la personale di Alessio Bolognesi dal titolo “Like a puppet”. L’artista, classe ’78, è il fortunato genitore di Sfiggy, un pupazzetto dalle sembianze umanoidi che vive pittoricamente dei veri e propri drammi. È facile infatti trovarlo riverso, abbandonato o col cuore aperto, è a tutti gli effetti un personaggio “sfigato”.

«Sfiggy è nato quasi per caso durante una riunione di lavoro – commenta l’artista -: io scarabocchio su qualsiasi cosa mi capiti sotto mano, a qualsiasi ora. Giusto qualche sera fa, una cara amica si è portata via da un pub la tovaglietta di carta sulla quale, dopo un paio di birre, sono magicamente comparsi tanti disegni. In ogni caso sto divagando, il mio alter ego è stato creato nel 2009, avevo appena vinto un concorso a Parma e il premio era una personale. Facevo altre cose allora. Per quella personale decisi di portare su tela quel personaggino buffo, tutto ferito. Ne realizzai tre che esposi nella stanza più remota della torre più alta del castello di Varano de Melegari, dove feci la mostra. Alla fine catalizzarono l’attenzione e potrei dire che il resto è storia. Sfiggy nasce però come essere vivente, anche se non saprei dire che creatura sia. È il mio bimbo interiore. Sfiggy è pieno di cicatrici, monito delle esperienze e sofferenze passate. Nella serie “Like a puppet”, diversamente da quelle precedenti, Sfiggy diventa un pupazzo. Un pupazzo è, per natura, impotente rispetto alle azioni esterne. E spesso la vita ci fa sentire in questo modo: abbandonati, rotti, dimenticati. Senza speranza di reazione. Nei lavori precedenti che sono in mostra e che vengono dalla serie “I dolori del giovane Sfiggy”, investigavo invece i dolori a cui ognuno è sottoposto, sia fisici che dell’anima. In questo personaggio c’è molto di me e di quanto mi accade ogni giorno. I miei lavori nascono dall’esigenza di raccontare e di raccontarmi. O di esorcizzare. Le cause scatenanti delle sensazioni possono essere di ogni tipo, sia personali che dovute all’ambiente in cui viviamo e alle persone con cui interagiamo. Quello che cerco è creare qualcosa che abbia effetto su chi guarda un’opera. Non mi interessa che sia disgusto, divertimento, riflessione: se il mio lavoro suscita un qualunque stato d’animo per me l’obiettivo è raggiunto. E spero che lo stato d’animo di diverse persone davanti allo stesso lavoro sia diverso per ognuna, perché credo che tutti possano ritrovare il ricordo di qualcosa che è accaduto».

Una parete dell’esposizione “Like a puppet” consiste soprattutto in cassette di legno: il retro delle stesse infatti viene dipinto con il noto pupazzetto. Il supporto pittorico è particolare, Alessio adora sperimentare con i materiali, anche i più strani. «Amo farmi catturare e trasportare da qualcosa senza doverlo pianificare – spiega l’artista -, per le cassette è accaduto così. Le ho visto accatastate andando a trovare i miei genitori che erano andati a prendere la frutta in campagna. Le ho prese e verniciate per usarle come sorta di scaffalatura artigianale per una collettiva a Milano. Finita la mostra, mi sono trovato con queste cassette colorate e mi è “banalmente” venuta voglia di dipingerle. Da lì è nato lo Sfiggy versione “puppet”. Avevo cucito a mano, sempre per la collettiva, alcuni pupazzi di Sfiggy. Molto artigianali. Era la prima volta che cucivo. Però sono piaciuti e ne vendetti diversi. Solo uno rimase ed era appoggiato dentro una delle cassette nel mio studio. Sai, a volte basta un’occhiata a qualcosa cui mai avevi pensato e tutto diventa immediatamente chiaro. Sai cosa devi fare. Così ho preso le cassette e ci ho dipinto sopra i miei puppet».

In alcune opere la testa e il corpo sono separati in riquadri differenti, cuore e cervello si scambiano posto. «Io sono maestro nel fare confusione – scherza Alessio – mi capita spesso di pensare con il cuore o vivere i sentimenti con troppo raziocinio. Usare troppo cervello quando basterebbe lasciarsi andare al cuore o viceversa farsi guidare dall’irrazionalità quando invece un po’ di sale in zucca basterebbe ad evitarci situazioni che fanno soffrire o che, comunque, sono spiacevoli. Può accadere nelle relazioni interpersonali oppure in qualcosa di, come dire, astratto. Anche quello per la pittura è amore no? Per la lettura, per la musica. Penso a tutti sia capitato di seguire una passione senza ragionare e trovarsi in difficoltà».

La mostra è visitabile durante gli orari di apertura dello Spazio Nadir che durante il giorno è anche la “sede” di un barbiere. Barba e capelli, arte e brioche, l’ideale per passare un bel pomeriggio in centro a Vicenza.

Camilla Bottin

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