domenica , 18 Aprile 2021

Sarà il 2015 l’anno della ripresa economica?

Sembra che il barometro dell’economia volga finalmente al bello, almeno per quanto riguarda i dati sull’andamento generale, sperando che il sole torni a splendere un minimo anche per i cittadini. Comunque, la recessione, si dice, sarebbe tecnicamente finita. Certo la stagnazione perdura, ma l’anno sembra essere iniziato con molte aspettative positive. Lo rende noto Unioncamere del Vento  aggiungendo che “la caduta del prezzo del petrolio, la politica monetaria espansiva della Banca Centrale Europea e la svalutazione della moneta unica prefigurano uno scenario macroeconomico favorevole e le prospettive di crescita sono in rialzo, anche per l’economia italiana, sostenuta da una progressiva ripresa dell’attività produttiva”. I dati più recenti suggeriscono persino la possibilità di una svolta che potrebbe consolidarsi nel corso dell’anno, anche se “resta – aggiunge Unioncamere – un clima di incertezza associato alle tensioni geopolitiche che stanno interessando la Russia e l’Ucraina da un lato, e i fronti mediorientale e nordafricano dall’altro”.

Fernando Zilio
Fernando Zilio

In questo contesto, l’economia del Veneto dovrebbe avere un’accelerazione della crescita. Secondo le ultime previsioni, nel 2015 il Pil regionale dovrebbe crescere dell’1,1 per cento, in linea con il resto del Nord est (+1%). Le esportazioni dovrebbero mantenere il ruolo di traino (+5%), e dovrebbero anche riprendere i consumi delle famiglie (+1,7%) e arrestarsi la caduta degli investimenti. Una graduale ripresa dell’attività produttiva dunque che dovrebbe consentire anche un recupero dei livelli occupazionali (possibile un +0,5%), accompagnato dal calo del tasso di disoccupazione (7,2%).

“Cauto ottimismo”. Sceglie queste due parole il presidente di Unioncamere regionale, Fernando Zilio, per riassumere, in un concetto, le prospettive economiche del Veneto per l’anno corrente. “La cautela appare d’obbligo – sottolinea infatti Zilio – anche perché il 2014, che pure doveva essere un anno di rilancio, ha mancato, in più di un settore, molte delle attese. Fanno comunque ben sperare sia la ripresa dei consumi che le esportazioni, così come, nonostante certi segnali contraddittori provenienti dal comparto tessile, il rilancio dell’occupazione favorita dalle riforme. Ci attendiamo molto anche dal comparto del turismo che dovrebbe poter cogliere l’occasione offerta dall’Expo prima e dal Giubileo poi. Indipendentemente dall’opportuna cautela i dati macroeconomici spingono verso una ripresa che si spera possa essere certificata già dal prossimo trimestre».

Se il 2015 si prospetta incoraggiante, volgendo lo sguardo al 2014 possiamo dire che è stato l’anno della ripresa mancata, nonostante le premesse fossero piuttosto buone. Se da un lato la produzione industriale ha segnato un +1,8% e le esportazioni hanno realizzato un incremento del 2,7%, il settore delle costruzioni ha perso il 5,9% degli investimenti, le vendite al dettaglio hanno accusato una frenata del -1% e la domanda interna non è ripartita. Stando ai primi dieci mesi dell’anno, anche per il turismo non è stato un anno particolarmente brillante, con arrivi in recupero (+1,5%) ma pernottamenti piuttosto fermi (+0,5%). Il numero delle imprese ha continuato a ridursi (-0,7%), quelle che hanno aperto una procedura concorsuale sono aumentate del 4%. Anche se i dati Istat segnalano, dopo due anni di calo, un lieve recupero dell’occupazione (+1,1%) e i dati Inps un minor ricorso alla Cassa integrazione (-6% di ore autorizzate), i dati amministrativi hanno mostrato più di 16 mila posti di lavoro dipendente perduti, quasi come il 2013.

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