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Quali risorse per i Centri diurni per disabili?

“Positiva la definizione di una retta omogenea di riferimento per tutta la regione, ma è indispensabile aumentare le risorse messe a disposizione per limitare il peso della nuova programmazione sui Comuni e per difendere la qualità dei servizi. I fondi per i centri diurni per disabili sono infatti ancora fermi agli stessi livelli di tre anni fa. In Commissione chiederemo che siano previste risorse aggiuntive”. A parlare così è Stefano Fracasso, consigliere regionale del Partito democratico, che ha presentato ieri le novità sulla nuova programmazione regionale per i centri diurni per disabili che, dopo la delibera della giunta regionale, sarà affrontata dalla Commissione Sanità di cui è membro.

Stefano Fracasso
Stefano Fracasso

E proprio per avviare un confronto nel territorio con i soggetti impegnati sul tema, il consigliere ha organizzato un incontro per il tardo pomeriggio di oggi, alle 18, all’Hotel Alfa di via dell’Oreficeria, a Vicenza, “in modo – ha spiegato – da poter raccogliere osservazioni, proposte e valutazioni utili alla discussione in Commissione su un provvedimento che ha significativi risvolti per l’intero sistema dei servizi rivolti alla disabilità”.

“Ci stiamo avvicinando a un cambiamento profondo, in un campo molto delicato e sensibile, che nel nostro territorio coinvolge tante famiglie e tante associazioni del terzo settore che gestiscono il servizio” ha aggiunto Fracasso, presentando un quadro della situazione che vede in Veneto 6255 disabili ospitati nei centri diurni, dei quali 1223 nel vicentino, con 309 strutture in regione e 58 in provincia di Vicenza. La spesa prevista è di 83 milioni di euro, dei quali 16 riguarderanno le Ulss vicentine.

“La Commissione sanità – ha detto ancora Fracasso – dovrà affrontare la nuova programmazione per i centri diurni per disabili che comporta nuovi standard di assistenza, nuove modalità di assegnazione dei finanziamenti e la determinazione di una retta di riferimento uguale per tutta la regione, superando la spesa storica e fissando anche la parte messa dalla Regione Veneto come quota sanitaria, che è il 67% del valore della retta. La parte rimanente dovrà essere coperta dai Comuni, con differenze sulla spesa rispetto a quanto avvenuto finora e ricadute che quindi devono essere attentamente valutate. Una valutazione che non può non partire dal dato di fatto che il fondo previsto è lo stesso di tre anni fa, e che quindi le risorse potrebbero non bastare. Ogni decisione va presa coinvolgendo i Comuni, le famiglie e le tante associazioni impegnate sul campo”.

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