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Morte di un commesso viaggiatore a Vicenza

Il milleriano “Morte di un commesso viaggiatore”, messo in scena martedì 17 e mercoledì 18 marzo al Teatro Comunale di Vicenza dalla compagnia Teatro dell’Elfo, ha superato ogni aspettativa: tre ore di spettacolo e non sentirle, il pubblico si è trovato invischiato in un magma di emozioni intense capace di derealizzare ogni cosa, perfino il mito americano si è fatto carta straccia.

Il protagonista Willy Loman, interpretato dal regista Elio De Capitani, è avanti con gli anni e fa fatica a portare avanti con successo quello stesso lavoro che anni prima gli aveva consentito di giganteggiare nella sua coscienza come “uomo arrivato”. I viaggi si fanno più pesanti e le provvigioni bastano appena a garantire un reddito sufficiente: il suo strano comportamento in macchina è l’input che dà il via a un concitato dialogo con la moglie, la dolce Linda, sul futuro dei due figli.

I due rampolli adesso hanno più di trent’anni e da piccoli la loro “prestanza fisica” doveva aprire loro le porte del successo. Biff e Happy si alternano sul palco tra passato e presente, l’uomo li rivede grandi e piccoli in una sequela di flashback che fa della casa una vera e propria “grattugia” capace di tirare fuori dagli antri più nascosti ricordi insospettati e macinarli in un presente sempre più grigio e inferiore alle aspettative. La camera da letto dei ragazzi diventa un teatro delle confidenze: i due giovani attori, già visti con successo in “History boys”, si confrontano sulle esperienze della vita, nessuno dei due è “arrivato”. Secondo il padre, Happy è un modello di virtù, con il suo lavoro servizievole e le belle donne che ottiene facilmente, ma è solo un vanesio, la povertà della sua vita spirituale è evidente. Biff che solo un esame di matematica non gli ha consentito l’accesso ai migliori college si scontra più volte con il genitore. Il ragazzo infatti è il classico sassolino nella scarpa che tormenta l’uomo da anni, le accuse si susseguono in vere e proprie litigate di famiglia, pugni e pacche non si esauriscono nello scontro verbale.«Non sei in grado di accettarmi così come sono» gli urla.

Anche lo zio Ben, esistente solo nella mente del protagonista, è arrivato. Tutti hanno combinato qualcosa nella vita, perfino il vicino-rivale Charlie. Il peso del fallimento, di una vita spesa nel lavoro, porterà il commesso viaggiatore a uccidersi. Ironia della sorte questo succederà proprio nel giorno in cui aveva appena finito di pagare le rate del mutuo. La scenografia di Carlo Sala è triste, ricorda gli interni borghesi degli anni Sessanta, e proprio per questo è efficace con il frigorifero che si illumina di notte per accogliere le ire fameliche dei componenti della famiglia.

Camilla Bottin

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