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Brendola, 17 pozzi contaminati da Pfas

“Non si tratta di un’emergenza sanitaria ma di una situazione delicata da gestire”. Non vogliono creare alcun tipo di allarmismo il primo cittadino Renato Ceron, il direttore del Dipartimento prevenzione Ulss 5 Adolfo Fiorio, e il direttore generale di Acque del Chiampo Alberto Piccoli, che hanno fatto oggi il punto della situazione sulla concentrazione delle sostanze perfluoro alchiliche (Pfas) nel Comune di Brendola. Per adesso il bilancio è di 17 pozzi privati contaminati, dai quali non sarà più possibile utilizzare l’acqua per uso umano, ma sarà possibile farlo per uso agricolo o animale. In parte, quindi, queste utenze potranno essere o sono già allacciate all’acquedotto, mentre per alcune dovranno essere studiate delle soluzioni alternative.

Se infatti non esiste alcun tipo di problema per l’acqua che arriva nelle case attraverso l’acquedotto cittadino, nei pozzi privati c’è il rischio della presenza, oltre al limite previsto per norma, di queste sostanze già individuate in numerosi Comuni dei territori a confine tra Vicenza, Verona e Padova. L’area di origine della contaminazione sarebbe infatti quella dello stabilimento chimico Mitemi Spa nel comune di Trissino. Per questo motivo il Comune di Brendola ha varato un’ordinanza per la denuncia dei pozzi privati e richiesto ai cittadini di fare le analisi.

Il risultato, per adesso, è di 175 pozzi denunciati, dei quali 83 già sottoposti alle analisi. Per adesso è emerso, appunto, che 17 pozzi sono contaminati. In dieci casi i cittadini erano già allacciati anche all’acquedotto, per gli altri il Comune provvederà a farlo. Questa soluzione non sarà possibile però per quattro utenze a causa della distanza dal punto adatto all’allaccio. Per queste situazioni si prevede quindi di realizzare delle colonnine che portino l’acqua dell’acquedotto e che saranno mantenute in funzione anche una volta risolto il problema.

“Ai cittadini è stato chiesto di denunciare i pozzi e di eseguire a loro spese le analisi – spiega Adolfo Fiorio –, attraverso un’ordinanza che l’Ulss ha richiesto ai comuni interessati. L’Ulss si è interessata prima dei territori ritenuti prioritari, cioè Brendola, Alonte, Sarego e Lonigo, ora il controllo verrà esteso e ordinanze simili saranno richieste ai comuni di Montecchio Maggiore, Montebello e Gambellara”.

“Aspettiamo le analisi di tutti i pozzi denunciati fino adesso – precisa Renato Ceron – , ritengo però probabile che manchino all’appello anche altri 200 pozzi privati che non sono ancora stati denunciati”. “L’obbiettivo dell’amministrazione – continua Ceron – è quello di arrivare entro l’autunno ad allacciare all’acquedotto almeno l’80 per cento dei casi critici. Ad allungare i tempi è solo la componente economica. Per risolvere la questione su tutti i pozzi censiti tra Brendola e Lonigo è necessaria infatti una spesa di oltre 1 milione di euro, di cui 130 mila solo per il nostro Comune: risorse che non abbiamo”.

Martina Lucchin

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