Breaking News
Particolare di due opere di Mattia Bosco (Foto: Luca Peruzzi)

Arzignano, in mostra i fiori violenti di Mattia Bosco

Legno e pietra, intagliati, scorticati e levigati, che dopo il lavoro energico e violento di un’artista dal cuneo e martello facile, si presentano a prima vista come un prodotto armonico e leggiadro. Dal ceppo di legno, dal tronco grezzo, emergono come fiori pilastri e architravi, squadrati e levigati, a testimoniare di come le idee a cui l’uomo dà corpo con il lavoro hanno profonde radici nella natura: da lì partono e in quella si risolvono.

Dal 21 marzo al 23 maggio l’artista milanese Mattia Bosco esporrà nella sede di Atipografia alcune sue sculture lignee e marmoree. Fedele alla linea programmatica della giovane sala espositiva vicentina, ricavata nei locali di una vecchia tipografia ottocentesca, lo scultore ha lavorato per tre settimane con materiale locale, utilizzando ceppi e tronchi destinati ad essere bruciati, e addirittura dando nuova vita artistica all’albero di Natale che ha illuminato la piazza di Arzignano durante le ultime festività. Con il valore aggiunto dell’utilizzo di materiale di recupero e a kilometro zero, per la scrittrice Benedetta Tobagi “un legno sottratto al suo nemico naturale”, le realizzazioni di Mattia Bosco hanno il pregio di far vedere come l’arte contemporanea, fatta in qualsiasi modo e con ogni tipo di materiale, abbia la forza di trasmettere emozioni e significati profondi, anche partendo dalla semplicità delle forme.

Abbiamo visto in anteprima l’esposizione, in compagnia della curatrice Elena dal Molin e dello stesso autore Mattia Bosco, che non ha perso l’occasione di sottolineare alcuni degli stimoli sensoriali e intellettuali che le sue opere dovrebbero trasmettere.

“La tecnologia permetterebbe oggi di costruire nei modi più diversi – dice Mattia Bosco – ma pilastri e architravi sono elementi ancora insuperati in architettura, forse perché sono in sintonia con una delle dimensioni più tipicamente umane, vale a dire quella della verticalità: ogni pilastro dà corpo a questa verticalità, interrotta soltanto da un architrave, che permette di costruire sopra di esso un ulteriore pilastro verticale. Non è un caso che la verticalità sia anche il modo di svilupparsi della pianta, dell’albero. Il sottotitolo della mostra, Fototropismo verso la forma, si riferisce proprio a questo: la pianta si sviluppa verso l’alto cercando la luce, ancora una volta rispettando la verticalità, ma in infiniti modi diversi”

Attenzione, sembra dire l’artista: il tempo e la vita danno alla pianta un andamento che non coincide mai con la perfezione della nostra idea. Se noi vogliamo ricavare un trave levigato da un tronco grezzo facciamo un’operazione particolare, diamo forma concreta ad una nostra idea, che dimentica spesso da dove è partita e con che cosa sta lavorando. Punta a creare qualcosa di nuovo, come se fosse possibile svincolarsi dalla natura sottostante il singolo tronco o il singolo pezzo di pietra, come se il tempo e la vita di quei materiali siano accidenti correggibili con un colpo di pialla.

Marmi in cui si accenna ad una squadratura o levigatura, e legni dalle cortecce scorticate in bella mostra, sono quindi opere d’arte che parlano del tempo, della natura e dell’uomo. Un uomo, quello di Mattia Bosco, che spesso si dimentica di far parte della natura sfruttata per dar vita alle proprie idee.

“Attraverso l’azione violenta – continua Bosco – ho voluto far riemergere tutti questi strati di vita del materiale, le ere geologiche di sedimentazione nel marmo, tutte le tempeste registrate in una corteccia, e così via. Nonostante le nostre manipolazioni, questo genere di materiale non smette di mostrarsi vivo, continua a dialogare con l’ambiente circostante e suggerisce all’uomo che qualsiasi suo fare è qualcosa di interno alla dimensione naturale di cui fa parte”

Elena Dal Molin
Elena Dal Molin

“Mattia riesce veramente a farci riscoprire la materia – commenta la curatrice Elena dal Molin – Quella materia di cui sono composti anche gli oggetti di ogni giorno. Quando guardiamo i nostri tetti in legno, raramente ci capita di pensare al bosco da cui sono ricavati; così come quando camminiamo in un bel pavimento di marmo non abbiamo la sensazione di passeggiare nel cuore delle Alpi Apuane da cui viene estratto. Mattia è riuscito a mettere a fuoco il furto dell’uomo, rendendolo riconoscibile e visibile”

Realizzate nelle tre settimane di residenza ad Arzignano, a fine mostra le opere di Mattia Bosco sono destinate al mercato dei collezionisti, con prezzi che variano dai 300 euro dei ceppi scolpiti ai 4 mila euro delle rocce marmoree. Nel periodo della mostra è previsto anche un weekend, quello del 25 aprile, dedicato espressamente ai fiori: Fiorigrafia sarà una mostra-mercato, allestita sia all’aperto che all’interno dei locali dell’associazione culturale, con concerti, artigianato floreale, cibo tipico e un percorso culturale alla scoperta del significato di ogni fiore esposto.

Riccardo Carli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *