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Pillole d’arte contemporanea alla Galleria Berga

Si è tenuto sabato 14 marzo, a Vicenza, alla Galleria Berga, in Contrà Porton del Luzzo, il vernissage di una collettiva dedicata ai nomi di maggiore richiamo dell’arte contemporanea. L’esposizione “Opere scelte. Da Pistoletto, Ronda a De Pisis e Schifano”, curata da Elisa Schiesari, è aperta al pubblico fino al 23 aprile, nei giorni dal martedì al sabato, dalle 16.30 alle 19.30.

Le opere esposte, una quindicina, si differenziano tra loro per le varie tecniche artistiche usate. Colpisce sicuramente, appena varcato l’ingresso, la serigrafia allo specchio di Michelangelo Pistoletto dal titolo “Coniglio appeso”. Lo spettatore, infatti, è in grado di osservare il proprio volto riflesso a fianco di una lepre scuoiata, il cui cadavere è allacciato tramite una delle due zampe al gancio posto in alto nel quadro. Inquieta la presenza di un corpo senza vita, ormai solo bidimensionale, a paragone con il nostro stesso corpo: fino a che punto la brama di possessione delle cose ci spinge a confrontarci con degli esseri viventi?

Il disgusto animalista che l’immagine del coniglio maltrattato suscita viene stemperato dallo “charme” che emana dai due quadri di Omar Ronda presenti in mostra. Il primo, “Marylin frozen”, ci mostra una Monroe ammiccante tra cartoline provenienti da tutta Italia e i brillantini rendono tutto così “glamour”. Il suo richiamo a una cultura massificata fatta di miti quotidiani è incredibilmente artificiale, nelle sue opere è facile trovare esposti materiali sintetici, un mix di natura e componenti estranee al regno vegetale e minerale. In “Genetic fusion” degli anni Novanta è proprio la plastica a fare la protagonista, come derivata degli idrocarburi è in parte Natura. Si fonde così in forme bizzarre che materiche che ricordano dei batteri.

Vicino a Ronda troviamo poi un olio su tela di Filippo de Pisis che rappresenta una beccaccia, una delle ultime opere della sua vita dedicate alla nipote Bona. Il suo uccello, appeso a becco in giù in tinte che richiamano il mondo della caccia, è triste. Per sfuggire alla malinconia ci vorrebbero le figure fiabesche di Marc Chagall, di cui è presente una litografia, o il “Paesaggio anemico” di Mario Schifano che stempera in colori pastello delle forme che si dileguano nel nulla. C’è anche un De Chirico con una delle sue figure evocate da un passato archeologico.

Camilla Bottin

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