Picasso e l’Arlecchino allo specchio

È uscito a novembre dell’anno scorso per i tipi della Cleup il romanzo “Arlecchino allo specchio” del medico veronese Anna Bellini. L’incontro a Parigi tra Pablo Picasso e l’arlecchino Marcel, attore della Commedia dell’arte, dà vita a un quadro che rispecchia un’«anima dilaniata che non sa scegliere tra la morte e la vita», un’anima irrequieta d’artista «a cui non basta vivere perché ogni giorno si chiede che senso abbia la vita». Arlecchino è un personaggio che grazie alla «maschera che indossa ogni giorno» può essere «sorpreso a esibire emozioni di ogni tipo» in un flusso di pensieri di tenerezza struggente che dà vita a una serie di contrasti di ogni genere. L’attore Marcel, preso com’è dalla volontà di riempirsi la pancia, è invece incapace di cogliere queste sfumature, per lui l’arte è solamente un “mestiere”.

«Picasso e Arlecchino – spiega l’autrice – sono due modi diversi d’intendere l’arte. Ricerca continua da parte di Picasso senza mai accontentarsi dei risultati raggiunti, cercando di superare se stesso e gli altri, non fermandosi davanti a nulla a costo di rubare le idee altrui. Pagnotta quotidiana e poco più il fare arte di Arlecchino che come tale sbarca il lunario, vive alla giornata e si accontenta di ciò che la vita gli offre e se gli offre poco cerca in qualche modo di andarselo a pigliare. Se possiamo parlare di “passione” per Picasso è la passione per chi vuole sperimentare ogni cosa, continua a ricercare, non s’accontenta mai». Marcel, convocato in studio dal grande pittore, è in disaccordo con il modus vivendi di Picasso che rimpiange i tempi in cui era povero e circondato dagli amici nei cafè parigini e ne tradirà la fiducia. Nel frattempo Arlette, una giovane provenzale dama di compagnia della russa moglie di Picasso, vive per la prima volta un sentimento che potremmo definire amore e il designato sarà proprio l’Arlecchino ospite in casa come modello. Marcel snobba con noncuranza la passione della ragazza pensando di impiegarla nei fini che gli sono più congeniali ma l’imprevisto sarà dietro l’angolo e il lieto fine sarà garantito.

«Arlecchino allo specchio – spiega Anna – nasce dal mio amore per l’arte, dalla mia vita di artista, dai miei soggiorni a Parigi e dalla voglia di raccontare l’atmosfera degli artisti negli anni venti con uno sguardo all’indietro sull’inizio secolo». Picasso in più occasioni è diventato un pretesto per scrivere, nella raccolta poetica “Amare Picasso” il pittore andaluso diventa il modello di uomo che nella propria vita affettiva è devastante, prepotente e dilaniante. “Amare Picasso” vuol dire «amare un artista, inaffidabile, egoista e narciso. Il Picasso della silloge è il prototipo di questo tipo d’uomo di cui purtroppo capita di innamorarsi». Anna Bellini è un «medico non prima di tutto, ma un medico con tutto» in quanto il dottore, come umanista, può curare le persone. «È dimostrato – commenta l’autrice – come l’arte abbia poteri curativi, dallo scrivere, al leggere, al dipingere, all’ascoltare musica, a mettere in scena o assistere a drammatizzazioni teatrali. Tutto questo cura ed è scientificamente provato». La scrittrice, presa dalla passione della scrittura già a dieci anni, ha esordito nel 2003 con il romanzo “La casa del Monte dei Santi” e i prossimi progetti sono un romanzo sulla vita attorno e dentro un ambulatorio medico di paese, ambientato più o meno ai giorni nostri e una raccolta di poesie che attende solo di essere pubblicata.

Camilla Bottin

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