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Vicenza, presto in Basilica un’area archeologica

Ci sarà presto anche la Basilica palladiana tra gli itinerari archeologici di Vicenza. La giunta comunale del capoluogo berico ha infatti approvato un progetto del valore di 380 mila euro per il recupero e la fruizione dell’area archeologica emersa durante la demolizione dell’interrato sotto alla corte dei Bissari e di una cantina sotto la Domus Comestabilis, entrambi risalenti agli anni ’50. Ciò che sarà visibile, una volta aperto al pubblico il nuovo percorso, sarà una sorta di viaggio nella storia più antica del monumento, completo di pannelli espositivi e di teche contenenti gli oggetti rinvenuti durante gli scavi, tra i quali una croce d’oro, un giavellotto, alcune monete, una fibula e degli oggetti domestici in terra sigillata. Il percorso invece sarà in legno e strutture metalliche, e consentirà di vedere dall’alto i ritrovamenti.

Jacopo Bulgarini d'Elci
Jacopo Bulgarini d’Elci

Questa mattina, in occasione dell’annuncio di un finanziamento regionale per il completamento e la valorizzazione del restauro – hanno compiuto un sopralluogo dell’area il vicesindaco e assessore alla crescita Jacopo Bulgarini d’Elci, l’assessore alla cura urbana, Cristina Balbi, e Mariolina Gamba, della Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto.

“Con la valorizzazione di questi spazi – ha detto il vicesindaco – la Basilica diventerà a tutti gli effetti un luogo capace di raccontare la storia di Vicenza, dalle testimonianze preromane, romane e longobarde visibili in quest’area, agli insediamenti medievali, riscontrabili in particolare negli ambienti del Museo del gioiello, ai grandiosi spazi trasformati dal Palladio, fino alla terrazza superiore, dalla quale abbracciare con uno sguardo la natura rinascimentale del centro storico. In pochi metri di ascesa, da questi ambienti sotterranei fino alla carena rovesciata, vicentini e visitatori potranno dunque scoprire le diverse epoche della città”.

Realizzato dal settore lavori pubblici e manutenzioni del Comune di Vicenza con la supervisione e la direzione scientifica della Soprintendenza, che ha condotto la campagna di scavi, il progetto prevede oltre al restauro e alla valorizzazione dei ritrovamenti archeologici, anche l’allestimento di uno spazio polifunzionale, da utilizzare come sala conferenze o come spazio espositivo nell’ambito delle iniziative culturali legate alla nuova area archeologica. La sala avrà un accesso anche dalla corte dei Bissari.

“Possiamo valorizzare quest’area – ha aggiunto l’assessore alla cura urbana Cristina Balbi – grazie al finanziamento di 140 mila euro che la Regione ci ha concesso, anche in virtù dell’attenzione riservata a questo luogo dalla Soprintendenza. Noi completiamo il primo stralcio con 60 mila euro riservandoci di reperire al più presto i 180 mila euro previsti per la realizzazione del secondo stralcio. Quest’intervento, grazie all’accesso indipendente previsto per la nuova sala polifunzionale a servizio dell’area archeologica, costituirà peraltro un’ulteriore occasione di valorizzazione di piazza delle Erbe”.

Come ha ricordato oggi dalla dottoressa Mariolina Gamba della Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto, nel corso dei lavori di restauro sono stati scoperti una strada e un edificio di epoca romana, che si sviluppano per una superficie coperta di circa 150 metri quadrati sotto le fondamenta della Basilica. La strada è l’antico cardo di direttrice nord sud di collegamento tra le attuali piazze dei Signori e delle Erbe che, prima del ritrovamento, era stato soltanto ipotizzato dagli studiosi.

Sul marciapiede in terra battuta che fiancheggiava la strada, di cui si conservano alcune lastre di trachite, si apriva verso nord la facciata di una casa signorile dell’età imperiale (I secolo avanti Cristo) della quale sono stati messi in luce due vani. La pavimentazione di questa domus era costituita da mosaici monocromi di cui rimangono poche tracce. L’intero edificio era dotato di infrastrutture per il controllo e deflusso delle acque, come si evince da una canaletta in cotto parzialmente conservata. L’edificio venne costruito su abitazioni preromane, di cui sono stati rinvenuti piani di argilla con resti di focolai che testimoniano la presenza dei Veneti fino nel cuore della città. Nel corso degli scavi è stata inoltre rinvenuta una tomba longobarda, in mattoni e argilla, con frammenti di ossa, una croce d’oro e due elementi in ferro.

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