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Un libro di Diego Bottacin sui mali del Veneto

In uno dei momenti più controversi del dibattito politico in Italia e a pochi mesi dalle elezioni regionali in Veneto, arriva nelle librerie un saggio dal titolo emblematico, Nella pancia del Leone. Ricettario di un eretico nell’epoca del cambiamento (Marsilio) di Diego Bottacin, consigliere regionale uscente del gruppo misto. Presentato qualche giorno fa ai Chiostri di Santa Corona a Vicenza, in un incontro che ha visto l’autore confrontarsi con il sindaco di Verona Flavio Tosi, il libro dell’esponente del movimento Verso Nord tratta la questione regionale veneta, la riorganizzazione dei rapporti tra Stato e Regione, le nuove regole per i servizi pubblici locali, la spesa sanitaria, gli aiuti alle imprese, lo snellimento della burocrazia e delle società pubbliche.

Con la prefazione di Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera, il libro-inchiesta di Bottacin non le manda a dire sugli sprechi della Regione Veneto e sui motivi che frenano la ripresa di quella che era considerata la locomotiva d’Italia. Come è successo che il Veneto delle libertà si sia fatto battere? – scrive Polito nella prefazione -. Quella di Bottacin è una riflessione sincera e senza remore sul federalismo: la storia che racconta diventa paradigmatica di un’intera Italia.

A partire dal recente scandalo del Mose che ha chiuso in Veneto una lunga e fallimentare stagione, in cui la politica ha pensato più a occupare e controllare gli spazi economici che a creare condizioni per la crescita. Se solo cinque anni fa – scrive l’autore – passeggiando per Treviso o per Vicenza, si aveva la sensazione di vivere in uno dei luoghi più ricchi e fortunati del mondo, oggi è molto diverso. La crisi sta colpendo soprattutto i produttori di ricchezza. È a loro che la politica deve guardare per rimettere in moto l’economia. Con coraggio, determinazione e visione: esattamente il contrario di quanto è avvenuto negli ultimi vent’anni. Punto di partenza è il Veneto virtuoso, che produce idee, innovazione, crescita, con le piccole e medie imprese che vincono le sfide sui mercati.

La copertina del libro
La copertina del libro

Altro tema scottante è quello della spesa pubblica. Ufficialmente i dipendenti della Regione Veneto sono tremila, un dato che la pone al secondo posto in Italia per virtuosità. In realtà i dipendenti sono molti di più perché molte funzioni sono state esternalizzate a società pubbliche regionali: ci sono i 452 dipendenti dell’Agenzia Veneta per i Pagamenti in Agricoltura ed i 220 dipendenti di Veneto Strade, per fare un esempio. Aggiungendo anche solo quest’ultimo dato, il confronto con le altre regioni vedrebbe il Veneto con un rapporto di 1,09 dipendenti regionali per ogni mille abitanti in età lavorativa. Dietro non solo a Lombardia, ma anche a Piemonte, Emilia-Romagna e Puglia.

E ancora, il turismo, una delle indiscusse ricchezze del Veneto. Paradigmatico degli sprechi in questo settore sono i risultati del portale di promozione turistica della Regione. Mentre Veneto.to ad agosto 2014, nel picco della stagione turistica – scrive Bottacin – è stato visitato da 55 mila visitatori unici, peraltro il 90% italiani, Visittrentino.it ne ha avuti 380 mila. Stiamo parlando del portale turistico di una Provincia che conta 530mila abitanti, in pratica un decimo del Veneto. Molto meglio di noi anche il Friuli Venezia-Giulia che sempre ad agosto con turismofvg.it ha totalizzato 170mila utenti unici.

Alla fine dell’inchiesta, con proposte concrete per ridurre tasse e tagliare costi inutili, Bottacin propone cinque azioni concrete per il rilancio della regione: un Veneto metropolitano, superamento della formula di città metropolitana con un ruolo regionale forte nelle connessioni tra i centri maggiori; aggregazioni dei Comuni, ogni 50 piccoli si dovrà costituire una città, aggregazione di servizi e centro spesa; azienda ospedaliera unica tra Padova e Verona e semplificazione delle Usl; assunzione diretta dei medici di base e abolizione dei ticket sanitari; creazione di un politecnico veneto privato per attrarre studenti e docenti dall’estero.

Alessandro Scandale

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