mercoledì , 23 Giugno 2021

I “giuochi delle parti” di Pirandello

Il sipario del Teatro Comunale di Thiene si apre nei giorni di martedì 17, mercoledì 18 e giovedì 19 febbraio su un quadro che ci mostra Leone Gala rinchiuso in una “sala della tortura” mentale. Il protagonista de “Il giuoco delle parti” pirandelliano si trova infatti nella prigione fisica di un ospizio psichiatrico. È anziano, seduto su una sedia a rotelle, ce lo dice la voce off che svela in parte il “gioco”, la reminiscenza che prende l’attore protagonista, Umberto Orsini, fino a proiettarlo nel passato, quando era protagonista di un triangolo amoroso con la moglie Silia e l’amante Guido Venanzi.

Per poter spiegare il “giuoco delle parti” la riscrittura drammaturgica della commedia di Luigi Pirandello ad opera di Roberto Valerio, Umberto Orsini e Maurizio Balò, autore anche delle scene, si fonda sul concetto di “rimpianto”. Il movimento di pannelli scorrevoli e l’accensione di una luce intermittente, leggermente “inquietante”, denotano i cambi di prospettiva all’interno di quella scenografia alta che sembra fatta di carta velina, trasparente all’occorrenza, che mostra un interno borghese di inizio Novecento.

Questo “smontaggio” continuo all’interno del testo di Pirandello serve ad attualizzarlo: solo attraverso la lente deformante del rimorso possiamo percepire come reali azioni superate quali la sfida al duello rivolta agli oltraggiatori del buon nome di Silia. Orsini, alias Leone Gala, fondatore della compagnia omonima, è uno spirito forte ma allo stesso tempo fiacco, immerso in una lucida follia che lo porta a vivere di gusci vuoti, a spogliarsi dalle emozioni per vivere un personaggio contraddittorio, incredibilmente difficile da portare sulla scena.

Ad affiancarlo un’altera Alvia Reale nei panni di Silia, moglie dal temperamento di una bimba maliziosa, terribile nel suo mandare al macello il marito e un sanguigno Totò Onnis, possente nel fisico e dal baffo fiorente, opposto al marito indifferente. Il dottor Spiga, interpretato da Flavio Bonacci, non appare una macchietta e il buon Socrate, il cuoco Carlo De Ruggieri, è semplicemente uno dei “sistemi” di una filosofia che disvela il suo reale scopo solo alla fine, appena suonano le sette.

La freddezza che circonda le scene e pervade il dramma serve a dare maggiore chiarezza alle parole, a far vivere quello che è un concetto. Diviso tra realtà e metafisica,  infatti il testo di Pirandello è come un meccanismo che si dispiega in forma di gioco. Una volta che si è capito il funzionamento cade la maschera e riparte da capo la marcia nuziale, all’ombra della nostalgia.

Camilla Bottin

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