sabato , 19 Giugno 2021

In “Riccardo III” Ranieri è uno spietato serial killer

Il “Riccardo III” di Massimo Ranieri, andato in scena martedì 10 e mercoledì 11 febbraio al Teatro Comunale di Vicenza, è in grado di immergere completamente il pubblico in un’atmosfera noir. Lo scenario che si presenta agli occhi degli spettatori è l’enorme cilindro nero progettato da Lorenzo Cutuli che nei suoi prodigiosi cambi rotatori può diventare catafalco, prigione, Torre di Londra o corridoio esterno, una bestia gigantesca che schiude il suo ventre sulle malefatte di uomini vestiti in smoking, simili a gangster degli anni Quaranta. L’illuminazione che proviene dall’alto lancia bagliori di luce all’interno delle volute di fumo che escono dalle sigarette sempre in bocca, formando discrepanze in quella nebbia fitta che è la trama del potere.

Riccardo III si muove in questi giganteschi chiaroscuri come un serpente, la sua brama di potere lo porta ad uccidere chiunque si frapponga tra lui e il trono, tanto da guadagnarsi la maledizione della sua stessa madre. Nell’abisso che porta alle radici della cattiveria umana, Riccardo, un magnifico Massimo Ranieri, attore e regista, arriva alla frammentazione della sua coscienza. Una volta che questa s’è dispersa ricompare nei coni di luce che lo circondano, inquadramenti ultimi prima del tracollo finale.

La frase “È un sacrificio, ma lo faccio per il bene del paese” fa rabbrividire, viene pronunciata prima di ogni omicidio, con la pistola che erutta il fuoco mortale. La galleria di scheletri non ha fine, Riccardo avvelena anche sua moglie, Lady Anna, per poter sposare la nipote, figlia del fratello mandato a morte. Le donne, nella messa in scena ranieriana, hanno vestiti di broccato incredibilmente belli, che ricordano la reale ambientazione shakespeariana, ma il contrasto con gli uomini in smoking vuole ricordare ai presenti la banalità del male, con politici che nel corso del tempo non cambiano e non guardano in faccia nessuno pur di arrivare al potere.

Le musiche di Ennio Morricone, composte per l’occasione, si rivelano inquietanti: i battiti di tamburi quasi ancestrali ricordano musiche di lutto e si attivano ad ogni cambio di scena, come a simboleggiare una discesa sempre più feroce negli abissi. Ranieri in divisa militare assiste poi alla sua rovinosa caduta quando durante la scena finale le porte si chiudono sul suo corpo senza vita. Un dramma affascinante, complesso, oscuro. Ranieri e l’intero cast hanno dato una prova di sé eccezionale, da vedere assolutamente.

Camilla Bottin

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