Arte, Cultura e Spettacoli

“L’ispettore generale” di Gogol al Comunale di Vicenza

E’ con un grande classico della letteratura russa il prossimo appuntamento di prosa al Teatro Comunale di Vicenza, sabato 21 e domenica 22 febbraio alle ore 20.45. Lo spettacolo, “L’ispettore generale” è un adattamento drammaturgico del testo di Nikolaj Vasil’evic Gogol’, a cura del regista Damiano Michieletto, ed è una produzione del Teatro Stabile del Veneto e dell’Umbria.

Michieletto fa rivivere le frenesie del testo di Gogol’ duecento anni dopo, nella Russia attuale. In una “bettola” dell’Est sta per arrivare un fantomatico ispettore e si teme che venga scoperta la corruzione dilagante. La satira sociale di Gogol prende piede infatti in un anonimo bar della provincia mirabilmente allestito da Paolo Fantin, vincitore del premio Amici dello Spettacolo, e illuminato da Alessandro Carletti. La scena si affaccia su una ricostruzione magistrale, il bancone con la vodka, le pareti scrostate con carta da parati di serie B, ammiccanti a un dozzinalismo e a un retrogusto stilistico quasi triviale, la macchinetta luminosa nell’angolo, con la moneta che tintinna una volta inserita in cerca di fortuna. Tutto questo non potrebbe restare reale, tangibile, perché è creato con i “soldi sporchi” e potrebbe scomparire nel nulla.

La promessa del lusso sfrenato, del matrimonio con il giovane arrivato dalla capitale, spinge i notabili tra cui il Sindaco e i vari assessori a far festa, a cristallizzare il momento in cui si prevede un’assoluta mancanza di regole. E’ una liberazione finale a ritmo di rock, con il fantasioso inserimento di una festa in piscina, ma non sanno che il vero ispettore deve ancora arrivare perché il giovane di passaggio, uno squattrinato, coglie la palla al balzo e ne approfitta. “Mi sa che mi hanno scambiato per qualcun altro” pensa il frenetico Stefano Scandaletti, nei panni di Chlestakov, muovendosi a passi di danza e tentando approcci amorosi con la moglie del Sindaco, una ‘panterona’ vogliosa, e la figlia, innocente, che vorrebbe stare fuori dai giochi e dalle trame di potere. E’ col cellophane che si blocca il momento finale, in un’istantanea che ferma per un attimo quella che è una commedia dal ritmo incalzante.

Le tre ore di spettacolo non pesano, le scene corali, costruite magistralmente grazie anche al continuo spostamento di sedie e tavoli e con l’abbellimento del luogo di vita, per apparire al meglio, sono uniche e dimostrano la linea fantasiosa e visiva del regista del momento, il giovane Damiano Michieletto, il quale si è fatto conoscere grazie a fortunate riproposizioni in chiave moderna di opere liriche. Tutti gli attori, selezionati tramite un lungo casting, sono eccezionali ed emergono singolarmente in quella che è una storia che puzza di alcol. Quello sulla scena è un gruppo unito nella storia e nella vita, ha condiviso per mesi traffici loschi. A voi ruberanno il cuore.

Camilla Bottin

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