sabato , 19 Giugno 2021

L’incantesimo del Lago al Teatro Comunale di Vicenza

Fabrizio Monteverde, il più colto e raffinato tra i coreografi italiani, dirige il Balletto di Roma come se fosse in preda a una senescenza avanzata, e così l’ultima versione de “Il Lago dei Cigni” diventa, in maniera figurata, l’ultima versione realizzata, con i ballerini invecchiati con parrucche grigie e abiti smunti. I passi all’inizio si dispiegano in un marasma di vesti colorate gettate a terra, un ideale lago in cui lo stormo dei cigni mostra il becco da terra, in un gioco di mani sapiente e vario: ad anticiparlo un’ouverture meccanizzata, con due ragazze con movenze da automi, indice dell’effetto alienante che il canto del cigno può provocare negli spettatori.

A chi si aspettava un balletto classico, questo spettacolo andato in scena sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio al Teatro Comunale di Vicenza, può essere apparso veramente “strano”: dietro i ballerini, ingabbiati in vesti che ricalcano ideologie da arte povera, compaiono su sfondo ologrammi da “balletto classico”. Il famoso “pas de quatre” che vede protagonisti i quattro “cignetti” viene replicato con le mani, anziché con i piedi: sembra quasi una parodia.

Alle spalle l’onnipresente ologramma ne dà la versione classica, con le gambe delle ballerine che si vedono rilucere nell’oscurità. Per fortuna a un certo punto entrano in scena delle ragazze vestite di bianco: in realtà non è un tutù indossato, bensì un tutù non indossato, portato con sé nelle piroette. In un alternarsi di danza classica e contemporanea il principe e Rothbart ingaggiano una battaglia che prevede salti e avvinghiamenti: il climax si eleva quando, durante il ballo, compare il Cigno Nero, la figlia di Rothbart che ha preso le sembianze di Odette, il Cigno Bianco.

Gli stracci alla Pistoletto si ammucchiano ora sullo sfondo del palcoscenico fino a creare un “buco” uterino in cui muore il cigno: dopo un passo a due che vede dispiegarsi l’amore infelice di Odette con il principe, il racconto termina ma non l’idealità di quel “canto” che distrugge la scena, con parte degli allestimenti che cadono con un boato.

Solo Odette rivelerà la sua giovinezza, con una parrucca bionda: interpretata da Roberta De Simone, si contrappone al “sabba” delle forze del male che entrano in scena con ritmi sincopati e passi sincronizzati, da marcetta terribile. Ancora una volta “Il Lago dei Cigni” combatte l’inesorabilità del tempo che fugge e lo fa in novanta minuti, contro le due ore e quarantacinque del balletto classico.

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