sabato , 19 Giugno 2021

Teatro, lo strano amore degli “Innamorati” goldoniani

E’ una vicenda d’amore “puntigliosa” quella che si consuma in questi giorni (venerdì 16 e sabato 17 gennaio, ore 20.45) sul palcoscenico del Teatro Comunale di Vicenza. Protagonisti sono due giovani, Eugenia e Fulgenzio, follemente innamorati l’uno dell’altra ma incapaci di andare d’accordo, tra gelosie e incomprensioni. Il testo goldoniano della commedia “Gli innamorati”, reso attuale dalla sapiente drammaturgia di Vitaliano Trevisan, viene calato in un interno milanese dalle tinte pastello dove l’intonaco a tratti cede, lasciando spazio a visioni del muro bianco sottostante, rischiarato dalla luce fioca di lampadari a candele calati dall’alto.

La regia di Andréé Ruth Shammah guida la compagnia Franco Parenti, rinnovata dopo che Filippo Timi ha messo in scena il “Don Giovanni”, in maniera “artigianale”: in uno spazio abitativo abbastanza povero, con un tappeto largo a coprire il pavimento e gli attori scalzi, ad eccezione dei nobili, la scenografia si arricchisce di poche sedie a guisa di un tavolo “imbandito”. Goldoni in persona entra in scena all’inizio della commedia, presentando i caratteri e poco dopo la pausa gli stessi attori, in maniera metateatrale, scherzano sul lavoro: sì, l’impianto narrativo si costruisce in fieri, i personaggi si vestono e cambiano pelle davanti al pubblico (soprattutto nel caso dei doppi ruoli), con la presenza in scena di grucce appendiabiti da cui attingere abiti rigorosamente bianchi.

Uomini e donne sono in bianco, in una sorta di innocenza che vive di continue rassicurazioni amorose: i costumi sono di Angela Alfano, vaporosi ed eleganti nella loro essenzialità, con quella gonna a sbuffo in tulle per Eugenia che la rende ancora più bambolina capricciosa. Le parole della sorella Flamminia non potrebbero essere più profetiche: “Mia sorella è sofistica. Fulgenzio è caldo, intollerante, subitaneo. Insomma si potrebbe fare sopra di loro la più bella commedia di tutto il mondo”.

Protagonista indiscussa è Marina Rocco nei panni di Eugenia, vezzosa, irriverente e adorabile nelle sue pretese di conservare l’amato tutto per sé: la macchina scenica ruota intorno alla sua bocca corrucciata; con l’arrivo del “forastiere” che la chiede in sposa, la sorella e l’avvocato Ridolfi preoccupati di fare da pacieri e i rispettivi servi, Tognino e Lisetta, che sono i “messaggeri dell’amore”, la commedia goldoniana non perde la sua freschezza.

Due sono i livelli di analisi che si possono compiere: il primo, quello della gelosia, spinge a riflettere sul femminicidio, cercando di far capire fino a che punto è giusto bramare il possesso di una persona, mentre il secondo, quello della paura di non essere amati, fa danni perché spinge al massimo grado le incomprensioni fino al venire meno dell’onore. Un applauso al cast formato da Matteo De Blasio, Roberto Laureri, Elena Lietti, Alberto Mancioppi, Umberto Petranca, Marina Rocco, Roberta Rovelli, Andrea Soffiantini, perché è coeso e sa rendere la tensione vibrante che attraversa la sala.

Camilla Bottin

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