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Tav, protesta in piazza durante il Consiglio comunale

Due nuove stazioni ferroviarie, una per l’alta velocità in zona Fiera e l’altra per il trasporto regionale e metropolitano a Borgo Berga, la dismissione della fermata attuale e tante novità per la mobilità cittadina, tra cui un filobus di collegamento tra il centro storico e la zona ovest, un tunnel idraulico e per le auto sotto Monte Berico e il raddoppio dei binari esistenti. Queste le novità che il passaggio dell’alta velocità/altà capacità porterebbe a Vicenza e il cui progetto preliminare è al vaglio del Consiglio comunale.

In due giorni, lunedì 12 e martedì 13 gennaio, i consiglieri della sala Bernarda sono chiamati ad approvare, come si legge nella convocazione del Consiglio comunale,  lo “studio di fattibilità relativo all’attraversamento del territorio vicentino della linea ferroviaria Alta Velocità/Alta Capacità Verona-Padova redatto da Rfi Spa”.

La seduta di lunedì inizia con l’intervento del sindaco Achille Variati e continua con il dibattito in cui intervengono i consiglieri di maggioranza e opposizione. In sala Bernarda vengono espressi pareri, più o  meno favorevoli, e richieste migliorative dello studio di fattibilità. Fuori, in piazza dei Signori, davanti alla loggia del Capitaniato dove va in scena il Consiglio comunale, dalle 18 fanno sentire la loro voce i comitati, le associazioni e i cittadini contrari al passaggio dell’alta velocità/alta capacità a Vicenza.

In piazza dei Signori sventolano le bandiere di Cub, M5s, Rifondazione Comunista e No Dal Molin. Tre gazebi, uno di Out (Osservatorio urbano territoriale), e gli altri due di M5s e No Dal Molin, delimitano sul lato della Basilica palladiana la folla di un centinaio di persone che si è aggregata davanti alla sala del Consiglio comunale. Molti stringono in mano delle candele accese che vengono distribuite nel gazebo di Out, che raccoglie le associazioni di Civiltà del Verde, Italia Nostra e Legambiente Vicenza. “Accendiamo queste candele perché vogliamo che i cittadini vengano visti e ascoltati”, dicono alcune ragazze in piazza.

“La Tav a Vicenza è un progetto da fermare – si legge nel volantino distribuito da Out- perché basato su una bugia: la stima del bacino di 800 mila potenziali utenti è falsa. Il voto in Consiglio comunale va sospeso per valutare progetti alternativi”.

“Difendiamo la nostra terra dalla truffa dell’alta velocità”, affermano diverse persone riprendendo quanto scritto in uno striscione steso sui gradini della loggia del Capitaniato. “Variati servo di Confindustria”, si legge ancora in uno striscione che fa riferimento al fatto che il sindaco, le categorie economiche e la Camera di Commercio sono stati i principali promotori della fermata a Vicenza dell’alta velocità/alta capacità.

E mentre varie persone tengono striscioni con diverse denunce sulle opere pubbliche avviate recentemente nel territorio veneto e vicentino, tra cui la Valdastico nord, tre ragazze lanciano un messaggio chiaro: “je suis no Tav”, recita infatti il cartello con cui viene ripreso lo slogan a sostegno delle vittime del giornale di Parigi Charlie Hebdo.

Intanto, in sala Bernarda, continuano gli interventi dei consiglieri comunali che per oggi si limitano al dibattito, rimandando a domani gli emendamenti e gli ordini del giorno; mentre parlano, in sottofondo risuonano le parole di chi in piazza dei Signori si alterna al megafono, insieme ai fischi e alle urla. I manifestanti, infatti, vogliono far sentire al Consiglio comunale il loro “no” alla Tav e avere un confronto diretto con il sindaco Achille Variati.

Martina Lucchin

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