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Marlane, un altro “caso” italiano

Gentile direttore,

nel dare notizia dell’esito del processo di primo grado relativo al “caso” Marlane, a cui il suo giornale ha dato spazio accogliendo anche un mio, non antico, commento ed auspicio, lei si chiede  “cosa  (il sottoscritto?) ne pensi e quali considerazioni trarne allo stato dell’arte”. Il dispositivo della sentenza depositato e reso pubblico pochi giorni fà assolve gli imputati per “insufficienza di prove”. Ciò è quanto ho letto anche sul quotidiano la Repubblica, unico che riesco a trovare cartaceo all’estero ove temporaneamente mi trovo.

Ebbene, sono semplicemente “sconvolto”. Leggerò, se ne avrò voglia e la possibilità, la motivazione della sentenza e forse ne comprenderò il senso e la ragione giuridica. A ciò sono un tantino attrezzato per lunga militanza fra “codici, pandette sentenze e mal sentenze” di vario tipo, qualità, provenienza e sottostante. In breve, un apprendista stregone che da tanti buoni maestri ha imparato il ” bene ed il male del diritto e del rovescio (del diritto)”.

Adesso posso solo sperare che in Italia vi siano ancora un Poeta ed un Faber che possano “raccontare e musicare” le vite e le gesta da vivi di alcuni interpreti di questa nostra piccola e malinconica storia di “morti ammazzati ” senza prove evidenti.
O, se evidenti, non previste da “leggi, regolamenti, pareri, conoscenze scientifiche, studi epidemologici, registri mortuari ed altri strumenti del comune sapere”. E quindi, assoluzione per mancanza di prove…

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“Spoon River addio”; e noi avremo ancora di che pensare; sempre che si abbia tempo e voglia di farlo; tempo e voglia di di altri “sgomenti”; tempo e voglia di vivere in un Paese che di siffatte morti non faccia strame.
E lei non debba più chiedere al lettore “cosa altro pensare…”

Alessandro Giordano

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