Veneto

Lavoro, cosa ci riserva l’anno nuovo? Più ombre che luci

Augurando ai nostri lettori un felice inizio di anno nuovo, vogliamo condividere una riflessione di attualità. Con tutto il rispetto per l’astrologia e per chi all’inizio di ogni anno cerca negli oroscopi un buon auspicio o un incoraggiamento, non c’è bisogno di un astrologo per prevedere che l’inizio di questo nuovo anno, così com’è stato per la fine del 2014, non nasce sotto i migliori auspici per il lavoro e i redditi delle famiglie. Sono le cronache giornaliere a testimoniarlo e non si tratta di cronache liete.

Ne sanno qualcosa 1.500 dipendenti delle sette Provincie venete – circa la metà del totale – che rischiano il posto di lavoro. Per la legge di Stabilità il 50% del personale sarà in esubero. E l’altra metà non dorme sonni tranquilli: sembra infatti che i loro stipendi siano a rischio. Vero è che la Regione Veneto ha presentato un disegno di legge per codificare le competenze delle Provincie e per cercare di arginare il pericolo, ma i dubbi rimangono. In particolare, dice la legge, nei prossimi due anni la metà dei dipendenti perderà il lavoro a meno che non si riesca ad assorbirli in Regione oppure nei Ministeri o nei Comuni.

Intanto, in un articolo firmato da Paola Gonzo sul Gazzettino, si legge che i bassanesi – e non solo loro, aggiungiamo noi – si sentono sempre più poveri. La giornalista riporta alcune dichiarazioni dell’assessore bassanese Erica Bertoncello secondo la quale la povertà sta iniziando a toccare anche fasce che fino a poco tempo fa erano al sicuro e sono sempre di più le famiglie costrette a ricorrere ai servizi sociali pubblici. La disoccupazione colpisce in particolare i giovani e chi ha più di 50 anni, persone che, una volta perso il lavoro, faticano a trovarne un altro.

Anche da Belluno giungono cattive notizie: secondo dati recenti, dal 2007 ad oggi c’è stata una perdita secca del 22% del numero di aziende manifatturiere e del 28% dell’occupazione nell’industria. Sarà anche per questo che i giovani bellunesi residenti all’estero, riuniti giorni fa in un incontro di fine anno, hanno confermato la loro volontà di restare fuori dall’Italia perchè convinti che nel nostro paese ci sia troppa burocrazia e corruzione. Non che all’estero siano tutti stinchi di santo, intendiamoci, ma ci sarà pure un motivo se il trend di emigrazione dei giovani dall’Italia è in continua crescita, almeno stando ai numeri.

A rincarare la dose arrivano anche i dati diffusi in questi giorni dalla Cgia di Mestre e relativi ai famigerati e ormai consueti rincari di inizio anno. Il 2015 porterà aumenti in ben dodici voci di spesa e i più colpiti saranno, manco a dirlo, automobilisti e autonomi. Si va dall’acqua potabile (+ 4,8%) alla benzina e gasolio (aumento delle accise); dai pedaggi autostradali (+ 1,5%) alle multe del codice della strada che saranno ritoccate al rialzo; dalle accise sulla birra al pellet per le stufe (l’Iva salirà dal 10 al 22%); dall’aumento dei contributi Inps per artigiani e commercianti alla tassazione sui fondi pensione, che passerà dall’11 al 20%.

E lo Stato intanto che fa? Si adegua ai tempi di magra, si fa carico della sua parte? Riesce in qualche modo ad essere solidale con le mille difficoltà dei cittadini subissati da tasse, balzelli e contributi? Non ci risulta. Da un articolo pubblicato dal quotidiano Libero a firma di Antonio Castro, veniamo a sapere che il Parlamento ha assunto per il proprio ufficio di bilancio altri 11 dirigenti, di prima e seconda fascia, i cui stipendi costeranno ai cittadini da un minimo di 60mila ad un massimo di 167mila euro lordi l’anno. Si tratterebbe di contratti triennali che possono essere rinnovati solo per un ulteriore triennio. Ma la sostanza non cambia di molto.

Per concludere, un altro dato che certo non farà felici i più. I top manager italiani guadagnano in un anno quanto un dipendente medio in un’intera vita lavorativa. Il dato emerge dall’annuario R&S di Mediobanca, secondo il quale i compensi dei vari presidenti, amministratori delegati e direttori generali sono pari a circa 36 volte il costo medio del lavoro dei dipendenti dei gruppi che amministrano. In particolare, Mediobanca riporta il caso di un manager, il cui nome non è reso noto, che guadagna 278 volte più dei dipendenti. Ce n’è abbastanza per riflettere?

Alessandro Scandale

Articoli correlati

Ti potrebbe interessare...
Close
Back to top button