venerdì , 18 Giugno 2021
Una corsia di un ospedale del Vicentino

Infermieri, nodo cruciale della sanità veneta

Da una parte la protesta degli infermieri che monta sempre più, dall’altra l’insoddisfazione dei cittadini che si sentono privati di un servizio sanitario efficiente. E in mezzo una nuova legge che, almeno sulla carta, dovrebbe migliorare una situazione divenuta critica negli ultimi tempi. Stiamo parlando degli infermieri nei nostri opedali, questione tra le più spinose e attuali della sanità pubblica.

Qualche giorno fa il capogruppo regionale di Italia dei Valori Antonino Pipitone, intervenendo sulla polemica a distanza tra l’assessore regionale alla sanità Luca Coletto ed il sindacato degli infermieri Nursind, relativamente alla carenza di personale negli ospedali, aveva detto che “il problema della carenza di personale, negli ospedali veneti, esiste”. Pipitone invitava Coletto e il predidente Zaia a recarsi in un qualsiasi pronto soccorso per verificare che le sale di attesa sono strapiene, soprattutto per mancanza di operatori.

Secondo Pipitone, che è anche medico, c’è carenza di personale infermieristico in gran parte dei reparti e ambulatori, il turn-over è stato drasticamente ridotto e in alcuni casi azzerato perché si è tagliata la spesa sanitaria. Le liste d’attesa per le prestazioni ambulatoriali e specialistiche sono lunghe o lunghissime, perché mancano specialisti e infermieri. A suo parere la Regione dovrebbe riaprire concorsi e assunzioni.

Anche la sezione vicentina del Nursind non le manda a dire e, per bocca del segretario provinciale Andrea Gregori, lancia a Coletto il messaggio che, per risparmiare, il Veneto dovrebbe imparare da altre regioni e che basterebbe accorpare le Ulss per eliminare sprechi. Tra le regioni da prendere a modello Gregori cita la Romagna, che ha un’unica Asl per quattro provincie, mentre a Vicenza ce ne sono quattro per una sola. Secondo il Nursind le quattro Ulss vicentine sarebbero troppe e si potrebbe risparmiare molto da un loro riduzione, anzichè tagliare i servizi ai cittadini e costringere gli infermieri a turni massacranti.

Secondo Gregori, il problema sono le sostituzioni per maternità – l’80% degli infermieri sono donne – malattie ed infortuni, che comportano vuoti d’organico aumentando le ore di lavoro del personale, sempre in minor numero per effetto dei tagli. Si taglia sull’assistenza ai pazienti, dunque, ma non si pensa a ridurre la macchina sanitaria. E per risparmiare la Regione implicitamente invita le famiglie a supplire alle inefficienze assumendo badanti private o arrangiandosi in altro modo.

Le richieste del Nursind del Veneto sono chiare: una regia regionale della sanità attenta all’accorpamento delle Ulss, alla riduzione dei costi e, soprattutto, in grado di garantire servizi ai cittadini e non a ridurli per mantenere una macchina burocratica elefantiaca e privilegi non più sostenibili.

Intanto, la legge di stabilità pubblicata il 30 dicembre 2014 pone a carico delle regioni ulteriori tagli per quattro miliardi, che interesseranno pesantemente la sanità. Secondo l’Ipasvi, Federazione Nazionale Collegi Infermieri, la legge, entrata in vigore il 1° gennaio, potrebbe però significare anche un cambio di rotta per la professione infermieristica. La legge prevede quattro aree per lo sviluppo delle competenze specialistiche degli infermieri: cure primarie e servizi territoriali (l’infermiere di famiglia), area intensiva e dell’emergenza-urgenza, area medica, chirurgica, neonatologica e pediatrica, salute mentale e dipendenze.

La manovra 2015 prevede che “ferme restando le competenze dei laureati in medicina e chirurgia in materia di prevenzione, diagnosi, cura e terapia, vengano definite le competenze, le relazioni professionali e le responsabilità individuali e di équipe su compiti, funzioni e obiettivi delle professioni infermieristiche e tecniche della riabilitazione e della prevenzione”, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica.

“E’ uno snodo importante per l’assistenza sanitaria e per la professione infermieristica – ha detto Annalisa Silvestro, senatrice e presidente della federazione nazionale Ipasvi – un’importante occasione per una riorganizzazione del lavoro nelle strutture pubbliche dove migliorare le potenzialità delle diverse professioni, a cominciare da quella infermieristica, può far recuperare efficienza nelle prestazioni ai cittadini”.

Alessandro Scandale

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