lunedì , 21 Giugno 2021

L’embargo russo mette in difficoltà l’export veneto

Soffre l’export veneto diretto verso l’Europa dell’est, Russia ed Ucraina in particolare. E’ l’embargo russo a rallentare le nostre esportazioni, ed a mettere addirittura in ginocchio soprattutto il comparto agroalimentare. “Nei primi nove mesi del 2014 – fa sapere Unioncamere – l’export complessivo veneto verso la Russia, dopo le misure protezionistiche in seguito alla tensione nei rapporti politici fra Mosca e l’Europa per la crisi Ucraina, ha subito un calo del 7,6%, a fronte invece di una crescita che c’era stata nell’anno precedente del 9,7%”. Il crollo riguarda quasi  per intero i prodotti agroalimentari.

Tra gennaio e settembre del 2014, infatti, l’agroalimentare veneto verso la Russia ha subito una flessione dell’11%, che sfiora il -30% se si considerano soltanto i prodotti alimentari soggetti ad embargo, quali carne di manzo, carne suina ed avicola, frutta e verdura, latte e formaggi. A salvare un po’ la situazione sono le esportazioni di vino ed alcolici, che fanno scendere la fetta di mercato persa dal 30% al 20%.

Le cose vanno ancora peggio se si prendo in esame le esportazioni verso l’Ucraina. “Nei primi nove mesi del 2014 – spiega ancora Unioncamere – l’export complessivo del Veneto verso Kiev ha subito un calo del 21,5% e, considerati solo i prodotti alimentari proibiti, la flessione supera il -28%, mitigata anche in questo caso dall’incremento di esportazioni di vino e alcolici (+10,4%).

“Piangere sul latte versato serve a poco, soprattutto in casi come questo – commenta pragmatico Fernando Zilio, presidente di Unioncamere Veneto –. Possiamo sostenere tutto e il contrario di tutto, ovvero che per mantenere le nostre esportazioni agroalimentari non dovevamo sanzionare la Russia o viceversa che, in ossequio al diritto internazionale calpestato, dovevamo essere ancora più duri. La verità è che all’embargo ora si sono aggiunti anche i problemi della grave crisi che sta mettendo in difficoltà l’economia russa, per cui va considerata l’idea che quel mercato sia destinato a non tornare ai livelli precedenti, anche se le sanzioni e le conseguenti ritorsioni dovessero rientrare”.

“Diventa indispensabile per i nostri produttori – conclude Zilio -, ampliare il raggio d’azione sui mercati, in modo da ridurre il più possibile i rischi di tensioni oggi più che mai presenti su tanti scenari mondiali. In tutto questo chi non fa una bella figura è l’Unione Europea, peraltro nei mesi scorsi a guida italiana, che non solo non ha saputo gestire la questione degli aiuti ai produttori colpiti ma non sembra neanche in grado di rappresentare una propria linea stretta tra i dettami dell’Alleanza atlantica e le forniture energetiche russe”.

Se questa tendenza venisse confermata anche dai dati dell’ultimo trimestre, secondo le stime elaborate dal Centro studi di Unioncamere del Veneto, solo nel 2014 l’embargo russo costerà alle imprese esportatrici dell’agroalimentare veneto almeno 7,5 milioni di minori vendite. E’ comunque a rischio è l’export dell’intero comparto, che vale oltre 90 milioni di euro. Dall’embargo per ora sono esentate alcune categorie, in particolare vini ed alcolici, se anche questi prodotti diventassero oggetto di restrizioni commerciali le perdite per l’agroalimentare veneto potrebbero attestarsi a quasi 9 milioni di euro, che salirebbero ad oltre 10 milioni se includessimo tutti gli altri prodotti agroalimentari al momento non embargati.

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