Veneto

Criminalità, una proposta per ampliare la legittima difesa

Presentata oggi dal consigliere regionale del movimento Prima il Veneto, Giovanni Furlanetto, una proposta di legge statale per la modifica dell’articolo 52 del codice penale in materia di legittima difesa. Il provvedimento prevede di modificare il secondo comma dell’articolo, sostituendolo con la definizione che “nel contrastare una violazione di domicilio finalizzata allo scopo di commettere altri reati, si configura in ogni caso come legittima difesa la condotta di chi: a) vedendo minacciata la propria o altrui incolumità, usa un’arma legalmente detenuta o qualsiasi altro mezzo idoneo, anche di coazione fisica, per dissuadere o rendere sicuramente inoffensivo l’aggressore; b) vedendo minacciati i propri o altrui beni e constatata l’inefficacia di ogni invito a desistere dalla azione criminosa, per bloccarla usa qualsiasi mezzo idoneo, anche di coazione fisica, o un’arma legittimamente detenuta”.

“In periodo questo – ha spiegato il consigliere – nel quale non siamo più sicuri neanche tra le mura di casa, lo Stato italiano non può criminalizzare chi si difende da aggressioni o incursioni nel proprio domicilio. Con questa proposta credo di interpretare la volontà di molti veneti, che si sentono quotidianamente minacciati da una crescente criminalità e violenza e nel contempo si sentono meno garantiti degli stessi delinquenti”.

“Ogni mattina – ricorda Furlanetto – leggiamo notizie di furti, aggressioni, rapine, in molti casi con conseguenze tragiche per chi le subisce, come quella di ieri nel Polesine, che ha registrato la morte di un pensionato di 78 anni. Oltre alla crisi che ci attanaglia, viviamo una situazione di insicurezza non più tollerabile”.

“Il nostro intento – ha poi concluso il consigliere regionale – è quello di incidere sull’istituto della difesa legittima, in particolare sul piano interpretativo da parte dei giudici per quanto riguarda il rapporto dei valori tra difesa del proprio bene e i relativi danni inflitti, limitandone gli spazi di discrezionalità e quindi di ambiguità. Non è possibile che la legittima difesa sia considerata reato, così come venga punita in modo diverso da un magistrato all’altro”.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button