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Vicenza ha ospitato i Monsters of Rock di Alex Ruffini

Scatti d’autore che ritraggono i musicisti dell’universo rock e metal. Ha proposto questo la mostra personale del fotografo veneziano Alex Ruffini, che si è da poco conclusa a Vicenza, a Palazzo Valmarana Braga. Titolo dell’esposizione era “Monsters of Rock” e, quando l’abbiamo visitata, lo stesso fotografo ci ha raccontato  come è nata questa sua passione.

«Ho avuto la fortuna – ci ha detto – di avere uno zio che mi portava sempre ai concerti, ed il primo a cui mi è capitato di assistere era quello dei Kiss. Poco più tardi, alle medie, ho avuto un professore di educazione tecnica che oltre a portarci in barca con lui ci faceva vedere come nascono le fotografie. Alla fine sono riuscito a unire due passioni in una professione che mi diverte molto. Fin da piccolo adoravo la musica, facevo di tutto per mettere via i soldi e comprarmi i dischi, e mi giustificavo dicendo che mi venivano prestati».

L’occasione giusta per Alex arriva un poco alla volta, lui che suona la chitarra e ama alla follia la musica rock, quando si propone come fotografo ai concerti di musicisti di passaggio in Italia. La sua bravura non passa inosservata ed entra nelle grazie di gruppi noti che, un po’ alla volta, si fidano di lui e lo chiamano dall’America per qualche scatto durante il tour. La mostra, a due piani, non segue un arco cronologico preciso bensì raccoglie gli scatti migliori di anni di lavoro, soprattutto in bianco e nero, passando per il backstage di concerti in cui non è difficile ritrovare i propri beniamini musicali in pose eroiche o straordinariamente intime.

«Prima di arrivare a questi livelli – commenta Alex – ho studiato molto, sono autodidatta, ho sempre cercato di ‘rubare’ con l’occhio dai grandi maestri. Quando ero piccolo, con i fotografi più anziani, ero sempre a fare domande sul funzionamento di ogni cosa». Il sistema degli accrediti in Italia non porta molto a valorizzare la professionalità, Alex lamenta la mancanza di un riconoscimento adeguato al suo lavoro.

«Mi è capitato – spiega – di fare scatti per delle riviste di musica e il mio unico compenso consisteva nel pass del concerto o nella promessa di pubblicità. Tutto serve, sono d’accordo, ma con la pubblicità non paghi le bollette». Una particolarità della mostra, oltre al contrasto tra fotografie in bianco e nero e a colori, è il lavoro incessante sulle linee. «Ho lavorato sei anni in vari studi di architettura e questo mi è servito a farmi l’occhio, le fotografie che scatto sono sempre precise, mi dicono quasi calcolate, ma a me viene spontaneamente, non è un’operazione artificiosa».

Alex è stato all’estero e ha visto un maggiore rispetto nei confronti della professione, ma ha avuto occasione di conoscere anche in Italia persone notevoli. «A Venezia – commenta – ho incontrato in albergo Steven Tyler degli Aerosmith e gli ho dato il catalogo con i miei lavori. Quando è arrivato alla foto dei New York Dolls, il cui cantante, David Johansen, assomiglia tantissimo a Mick Jagger, ha ironizzato sul fatto che quel tipo assomigliasse più di lui al suo idolo. Una persona molto simpatica, solare, ho passato due giorni bellissimi con lui a Venezia». Per vedere i lavori di Alex si consiglia di dare un’occhiata al suo sito www.alexruffiniphotography.com.

Camilla Bottin

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