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Joseph Mallord William Turner, “Pescatori a costa di sottovento con tempo burrascoso”, olio su tela, cm 91,5 x 122 - Southampton City Art Gallery
Joseph Mallord William Turner, “Pescatori a costa di sottovento con tempo burrascoso”, olio su tela, cm 91,5 x 122

Tutankhamon Caravaggio Van Gogh, ecco la Grande Mostra

E’ iniziato il conto alla rovescia verso l’apertura della terza Grande mostra nella Basilica Palladiana, a Vicenza. E’ il 24 dicembre infatti il giorno dell’inaugurazione di “Tuttankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli egizi al Novecento”, esposizione di 113 grandi dipinti che raccontano la notte e la sera, spesso attraverso paesaggi notturni, altre volte abbinandovi il crepuscolo spirituale magari di un ritratto. C’è la grande pittura comunque, una carrellata attraverso i secoli che, anche dal titolo, lascia intendere il livello delle opere esposte.

Marco Goldin
Marco Goldin

La mostra, che sarà visitabile fino al 2 giugno del 2015, è stata presentata questa mattina in anteprima alla stampa, con oltre 250 giornalisti, tra locali e nazionali, che vi hanno partecipato. A fare gli onori di casa c’erano il sindaco di Vicenza, Achille Variati, il suo vice, Jacopo Bulgarini d’Elci, e Marco Goldin, di Linea d’Ombra, che ha organizzato l’esposizione e la ha illustrata in dettaglio ai presenti.

Lo stesso Goldin che, come è noto, è già stato deus ex machina delle precedenti mostre di opere dei più grandi pittori della storia nella nostra città. Tutti ricordiamo infatti “Raffello verso Picasso” che aprì la serie, due anni fa, poi vi fu “Verso Monet”, l’anno scorso, e adesso questa che propone capolavori provenienti da trenta musei di tutto il mondo. E i nomi che ne sono protagonisti parlano da soli: Giorgione, Caravaggio, Tiziano, Tintoretto, El Greco, Van Gogh, Monet, Gauguin, Bacon, tanto per citarne solo alcuni tra i più noti.  La mostra di quest’anno, per altro, è anche più vasta rispetto a quelle del passato, vi sono più dipinti insomma, ed anche lo spazio espositivo è maggiore, suddiviso in sei sezioni. Anche i numeri dei visitatori sono destinati a superare le mostre precedenti, quantomeno se si considera che ad oggi vi sono già 112 mila prenotazioni effettuate, 14 mila in più rispetto ad esempio alla prima mostra.

Achille Variati
Achille Variati

Il percorso espositivo si apre con la prima sezione, diversa dalle altre, in quanto dedicata agli egizi e quindi fatta di reperti e sculture provenienti dalle piramidi. “Intende soffermarsi – ha sottolineato Goldin – sul senso della notte eterna e spirituale, che in quella cultura era però collegata alla vita”. Tra i pezzi esposti, la testa di Tutankhamon, il faraone adolescente. La seconda sezione contiene soprattutto opere del cinquecento e del seicento, capolavori di ambientazione notturna spesso dedicati alla la vita di Cristo.

Nella terza sezione ci si sofferma anche sulle incisioni, tra le quali spiccano quelle di Rembrandt e Piranesi. Nella quarta sezione dominano invece i paesaggi, sia al crepuscolo che a notte fonda, e come periodo siamo nell’800. Con la quinta sezione si percorre il ‘900, mentre alla sesta e ultima sezione è affidato il compito di riassumere, come un gran finale, tutti i temi che la mostra ha affrontato.

Merita sottolineare anche la straordinaria collocazione della mostra, all’interno cioè di un monumento, che è anch’esso un capolavoro, come la Basilica Palladiana di Vicenza. Lo ha evidenziato il sindaco Variati: “A due anni dalla sua riapertura, – ha detto – proprio con la mostra Raffaello verso Picasso, il primo fortunato episodio della collaborazione con Linea d’ombra, la Basilica Palladiana può già esibire numeri di primaria importanza: 650 mila visitatori, una pluralità di eventi, mostre, incontri che l’hanno trasformata nel vero cuore culturale della nostra città, e che hanno contribuito a facilitarne l’inserimento, avvenuto quest’anno, nell’elenco dei Monumento Nazionali. La Basilica, edificio simbolo delle architetture palladiane, rappresenta anche la ritrovata vocazione di Vicenza a ripensare il proprio sviluppo in un’ottica innovativa: capoluogo di una provincia fortemente produttiva, oggi la città sta dimostrando come, pur in un periodo di crisi, l’investimento in cultura, creatività, attrattività rappresenti il modo migliore per costruire nuove opportunità di sviluppo per un intero territorio”.

Variati si è anche soffermato sulla grande imponente presenza di giornalisti a questa anteprima- “La presenza oggi così numerosa della stampa nazionale – ha sottolineato – dimostra tutto l’interesse del mondo della comunicazione verso il percorso intrapreso con coraggio in questi ultimi anni da Vicenza nella promozione della cultura e della bellezza. Da questa terza importante esposizione, di cui ringrazio il curatore Marco Goldin, mi aspetto soprattutto due cose: che guardando i capolavori tutti i visitatori, dai bambini ai meno giovani, provino emozioni che li aiutino a vivere meglio e che la nostra città, capitale del Rinascimento, diventi sempre di più l’esempio di come la cultura possa coniugarsi felicemente con l’economia, come del resto abbiamo già ampiamente dimostrato con le ricadute positive delle altre grandi mostre e di iniziative nuove e lungimiranti, tra cui l’apertura estiva della terrazza della Basilica”.

Concludendo, per rendere chiaro lo spirito della mostra, riportiamo una passo di un libro che Marco Goldig ha scritto e che è diventato il catalogo dell’esposizione. “Mi piace fare mostre come questa, – scrive Goldin –  mai per la voglia di stupire, ma sempre e solo perché la pittura, attraverso la conoscenza, sia l’adesione a un sentimento, ne sia il racconto e non mai la spiegazione. Non desidero spiegare niente a nessuno, ho solo la gioia di mostrare che una finestra di Giorgione, oltre la quale sta il velluto di una notte chiara, io la possa appendere accanto a una finestra dipinta da López García quasi cinquecento anni dopo, quando una tangenziale butta la notte della periferia di Madrid dentro quella stessa finestra aperta. Penso che si possano fare mostre anche così, né migliori né peggiori di altre, ma diverse. Dove, sulla stessa parete, a Bellini non debba per forza succedere Giorgione, e dopo di lui Tiziano. Certo, anche questo, ma non solo. Penso che valga la pena vivere e lavorare in questo modo, dentro alla verità d’ognuno. Dentro all’emozione d’ognuno.”

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