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Antonio López García, "Madrid vista da Capitán Haya", 1987-1996
Antonio López García, "Madrid vista da Capitán Haya", 1987-1996

Palazzo Chiericati, personale di Antonio López García

Torna in Italia, a distanza di quarantadue anni, una mostra dedicata ad Antonio López García. Questa volta però la mostra trova spazio in un museo pubblico, la Pinacoteca civica di Vicenza, a Palazzo Chiericati. La volta precedente fu nel 1972, ed era uno spazio privato, la Galleria Galatea di Torino, ad ospitare una personale di López García, per altro proveniente dalla Galerie Claude Bernard di Parigi. Dopo quella circostanza, c’era stata in Italia soltanto qualche rarissima presenza di un suo quadro o disegno, o una scultura, in esposizioni di carattere tematico. Vicenza stessa ospitò, nell’autunno del 2012 all’interno di un’ampia rassegna sulla storia del ritratto e della figura, tre opere del grande artista spagnolo, tra cui, celebre, La cena, pochi mesi fa nuovamente accolta in Italia, a Milano, per un confronto con Caravaggio.

E’ stato il vicesindaco e assessore alla crescita Jacopo Bulgarini d’Elci, questa mattina  ad aprire, proprio con la visita alle opere del maestro spagnolo, una lunga giornata di inaugurazioni dedicata alla stampa: la personale di cui parliamo adesso, su López García e sui quattro italiani a palazzo Chiericati, poi la presentazione della Grande mostra dedicata a “La sera e i notturni” e infine quella del nuovo Museo del Gioiello in Basilica Palladiana. Vicenza – ha detto il vicesindaco – dopo il grande investimento compiuto negli anni scorsi sulla Basilica Palladiana trasformata in formidabile macchina culturale di livello internazionale, si sta concentrando ora su palazzo Chiericati che, a restauro completato, diventerà un polo culturale stabile. Qui la nostra ottica è quella della contaminazione tra classicità e contemporaneità: la classicità del palazzo palladiano e della sua collezione permanente in dialogo con la contemporaneità delle esposizioni temporanee. La mostra, di Linea d’ombra, su Antonio López García e sui quattro artisti italiani ospitati negli interrati traduce in modo straordinario quest’idea che punta ad avvicinare non solo a palazzo Chiericati, ma anche al teatro Olimpico e agli altri gioielli architettonici della città, il grande pubblico richiamato dai capolavori esposti in Basilica”.

Tornando alla mostra di López García, dal titolo “Il silenzio della realtà. La realtà del silenzio”, bisogna dire subito che si tratta di un’esposizione che ha i caratteri dell’eccezionalità. Non solo per il numero di opere esposte, una quarantina, ma anche per il coinvolgimento diretto dello stesso artista, che, accogliendo Marco Goldin nel suo studio a Madrid, ha appoggiato con entusiasmo questo progetto espositivo fortemente voluto dal critico trevigiano. Senza la partecipazione di López García, nulla di tutto questo sarebbe potuto accadere.

Pur ammirato in Italia, negli ultimi decenni non era stata mai pubblicata nel nostro paese una monografia sull’opera dello spagnolo, così com’è invece avvenuto negli Stati Uniti, in Giappone e, ovviamente, in Spagna in più occasioni. È per questo motivo che ad accompagnare l’esposizione non è un normale catalogo, focalizzato sullo studio delle sole opere esposte, ma un autentico volume monografico di 200 pagine che raccoglie dipinti, disegni e sculture dal 1949 fino a questi giorni, colmando una lacuna per il pubblico degli appassionati italiani. Facendolo inoltre con una scelta molto ampia di illustrazioni e con un saggio che ripercorre l’intera vicenda creativa di López García, entrando nel vivo della sua attività espositiva sia in America che in Europa e in Giappone. Quindi, uno sviluppo tutto particolare è dedicato alla quarantina di opere esposte dagli anni sessanta a oggi, analizzando, per capitoli tematici, e con alcuni dei suoi capolavori, la poetica del maestro spagnolo.

Preceduta nello spazio antistante la Pinacoteca Civica dalle due grandi sculture, Carmen sveglia e Carmen addormentata, l’esposizione in Palazzo Chiericati si compone di quattro sezioni. La prima riservata alle sculture dell’ultimo decennio, spesso con i disegni preparatori. E anche con taluni grandi disegni a olio, completati proprio per questa occasione. La seconda ai paesaggi, al centro della quale spiccano quadri fondamentali come la storica Gran Vía e Madrid vista da Capitán Haya, ma anche una finestra notturna che rappresenta, ancora non finito, il quadro a cui Antonio López sta attualmente lavorando. La terza alle figure, con La cena già nominata, e il relativo disegno preparatorio, a fare da fulcro. Infine, nell’ultima sala della mostra, gli affascinanti interni, tra i quali il Frigorifero nuovo, un dipinto della metà degli anni novanta che costituisce uno dei cardini di tutta quest’opera. E accanto, alcuni dei meravigliosi e inarrivabili disegni di stanze vuote degli anni settanta che tanto hanno contato nell’immaginario di molti pittori che a essi si sono largamente ispirati, anche in Italia.

Come dicevamo inoltre, la Pinacoteca Civica di Palazzo Chiericati ospita, insieme alla grande mostra dedicata a López García, le personali di quattro affermati artisti italiani: Silvio Lacasella, Matteo Massagrande, Giuseppe Puglisi e Piero Zuccaro. Marco Goldin ha invitato questi quattro pittori a “percorrere un tratto del loro cammino in un territorio, quello della notte, per loro familiare, eppure inedito al tempo stesso. La notte, come regione di nuove luci e come tempo di nitide, intime visioni. Una sfida lanciata nella massima libertà creativa e raccolta dagli artisti con la più sincera e convinta adesione. Ne sono testimonianza i frutti di qualità indubbia, adesso in mostra sulle pareti di Palazzo Chiericati”. Per ognuna delle quattro mostre esce un catalogo con testo introduttivo di Marco Goldin e un’intervista, realizzata da Davide Martinelli a Matteo Massagrande e Giuseppe Puglisi e da Silvia Zancanella a Silvio Lacasella e Piero Zuccaro.

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