mercoledì , 21 Aprile 2021

Libri, cucina e tradizioni alla vicentina

“Ho voluto dare un particolare riconoscimento e un dono alle donne di campagna. Sono loro le vere artefici delle tante rinascite che ci hanno visto protagonisti, nostro malgrado”. Scrive così Anna Maria Zanchetta nella prefazione al suo libro Le stagioni del gusto, che percorre i Colli Berici tra ricordi, emozioni e sapori di stagione con oltre 50 ricette. Edito dalla Strada dei vini dei Colli Berici, il libro è un viaggio nel tempo e nello spazio per ripercorrere idealmente i due versanti dei Berici alla ricerca di emozioni che affondano le radici nella società rurale e che sui Berici hanno lasciato tracce vivissime.

DSC_8611Scrittrice infaticabile, cuoca, appassionata di ricerca storica sul territorio, Zanchetta si divide tra i fornelli del ristorante di famiglia e i libri di poesia e storia locale. In questo volume – suddiviso in quattro sezioni, una per ogni stagione – riporta alla memoria le tradizioni e le usanze legate allo scorrere dell’anno.

Per ciascuna stagione propone un ventaglio di ricette che si rifanno alla tradizione, senza tralasciare alcune originali varianti sul tema. Dai fondamenti della cucina veneta, come Bigoli co l’arna o pasta a piatti più elaborati come lo Scopeton, la Coradela con patate; fino ad un excursus sulle tante varianti del Bacalà alla Vicentina. Ad ogni ricetta è abbinato un vino del territorio.

Anna Maria Zanchetta
Anna Maria Zanchetta

L’autrice in passato ha ricevuto il premio Giovane Holden, il premio Un Mondo MIgliore ed un secondo premio città di Torino e regione Piemonte con il libro Dalla casa del tempo perduto, un epistolario ambientato in una casa di riposo. Pubblica libri di cucina e li regala ai clienti della trattoria. “Abbiamo ritenuto doveroso contribuire alla pubblicazione di questo volume – spiega Andrea Monico, coordinatore della Strada dei Vini – perché rappresenta una memoria storica molto importante, che la nostra associazione intende sostenere e sviluppare”. La pubblicazione è finanziata dal Fondo di Sviluppo Rurale della Regione Veneto. All’autrice abbiamo rivolto alcune domende.

Lei è cuoca e scrittrice, come concilia le due cose?
“Preferisco definirmi una donna che ama cucinare. Diventata adulta in una osteria, per necessità la mia famiglia aveva abbandonato il lavoro dei campi, i miei genitori si sono inventati un nuovo lavoro come osti a Nanto, dove ho coltivato l’amore per la cucina. Da sposata ho continuato a cucinare per la famiglia e gli amici. Da un paio d’anni, figli sposati e io in pensione, sono tornata a dare una mano a mio fratello nella trattoria a Nanto. Di solito scrivo di tutt’altri argomenti: mi piace recuperare vecchi documenti, ho pubblicato il libro Il tema di Maria recuperando dall’ecocentro quaderni centenari di una bambina di Mossano. Amo scrivere di anziani e di realtà locale. Ho pubblicato una raccolta di racconti che parla delle nostre realtà, nel bene e nel male, Piccole storie del Nordest. Scrivo di notte perche di giorno amo cucinare, per me è un toccasana. E’ una di quelle pratiche, come leggere o sfogliare vecchie riviste e vecchi documenti, che mi fanno sentire viva. Cucinare per gli amici, le persone che amo, improvvisare, a volte organizzare un pranzo con le poche cose che ho in frigorifero, è una piccola sfida che non dà mai lo stesso risultato, ma sempre un buonissimo pranzo”.

E’ importante oggi conservare e tramandare le tradizioni culinarie di un territorio? E perchè?
“Sono una convinta sostenitrice della necessità di coniugare la modernità e le comodità che ci consente, con la tradizione, la cucina e il dialetto, infatti scrivo in dialetto frequentemente. Sono certa che con un ritorno alla tradizione, alla famiglia, ai valori fondanti della società, avremmo un mondo, e degli amministratori, migliori”.

Perchè si rivolge in particolare alla donne di campagna? Quale valore c’è in loro a suo avviso?
“Le donne di campagna, anche se impiegate in ambiti diversi dalla campagna, sono avvezze al sacrificio in modo diverso dalle donne di città. Dividere la propria vita con un contadino, un uomo costretto a garantire la sopravvivenza della propria azienda e famiglia alla bontà divina, ai capricci del tempo e dei legislatori, rende una donna più forte, più paziente, anche se molte delle nostre sposine non ne sono consapevoli. Lo sono a loro insaputa e loro malgrado. E credo che tocchi ancora una volta alle donne dare una raddrizzata a questa società, anche se devono fare un passo indietro. Abbiamo capito che i nostri amministratori uomini, ultimamente, fanno più danni che benefici”.

Lei è anche ristoratrice. In quale misura la crisi ha toccato il settore e quali scenari vede per il futuro?
“Le faccio un esempio. Dieci anni fa un pranzo normale, giorno feriale, pranzo di lavoro, si serviva in quest’ordine: primo, secondo, contorno, dolce o formaggio, quartino di vino, caffè, amaro. Ora, primo, mi raccomando abbondante, cestino di pane, mezza minerale. Il piatto rientra pulito, il cestino del pane vuoto, tovaglia e tovagliolo in lavanderia, un caffè non sempre. Naturalmente con le spese fisse di gestione che sono aumentate a dismisura, non serve dire quante difficoltà ci siano nel mandare avanti un locale”.

Alessandro Scandale

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