venerdì , 23 Aprile 2021

Commercio, bilancio di fine anno di Confesercenti

Nel solo 2014 il Veneto si trova con un saldo totale negativo per il Commercio e il Turismo di circa 2000 imprese in un’annata da cui ci si attendeva finalmente un’inversione di tendenza. La volontà di reazione c’è, 2.275 imprese del commercio hanno aperto ma hanno chiuso altre 3.457 con un bilancio di -1.182. Nel turismo, intendendo alloggi e ristorazione, si parla di 1.354 nuove imprese e 2.158 cessate, quindi con -804. In Italia il saldo negativo in questo settore è di 35.298 imprese mentre nel complesso si parla di 107.500 chiusure. Aldilà del bilancio di natimortalità, è ancora più importante prendere in considerazione la durata delle imprese del commercio al dettaglio, che mostrano di avere vita troppo breve. A Giugno 2014 il 41% delle attività aperte nel 2010 è già sparito, un’impresa su quattro dura addirittura meno di tre anni. La stima per il Veneto è di oltre 1.500 aziende che in poco tempo hanno chiuso i battenti bruciando un capitale di investimenti per diverse centinaia di milioni di euro.

Tutto è andato addirittura peggio delle aspettative, siamo nel terzo anno di crisi, schiacciati tra pressione fiscale, riduzione del credito e consumi precipitati, pessimi anche nel periodo saldi. Dal 2012 si è abbattuta su queste imprese anche la assurda liberalizzazione delle aperture domenicali del commercio, contrastata da Confesercenti con Liberaladomenica. La proposta del Governo Monti, con lo scopo di rilanciare consumi e occupazione, è stato un vero flop e in un anno ha fatto perdere oltre 100 mila posti di lavoro a livello nazionale, diverse migliaia anche nel Veneto. Non c’è stato momento di prendere fiato, anche se dalle nostre previsioni un po’ di ossigeno dovrebbe arrivare a Natale, sintomo di quanto spirito di reazione e volontà abbiano ancora i veneti e gli italiani.

A preoccupare notevolmente è anche la dinamica dei prestiti bancari, l’Osservatorio sul Credito alle imprese di Confesercenti sottolinea come gli istituti tendano a dare credito alle imprese maggiori lasciando in caduta libera quelle più piccole e a gestione famigliare. A giugno 2014 si è esaurito il credit crunch, ossia il razionamento del credito o la chiusura, anche parziale, del rubinetto del credito nei confronti delle imprese che occupano almeno 20 addetti con una crescita a livello veneto dei prestiti del 5,4% e nazionale del 2,3%, viceversa nelle aziende da 6 a 19 addetti e ancor di più nelle aziende fino a 5 addetti si assiste nel Veneto ad un pesante calo dei prestiti che è su base annua del -2,9% nelle prime e addirittura il -6,7% nelle seconde più accentuato rispetto allo stesso calo nazionale rispettivamente dell’ -1,7% e del -4,9%. A soffrire di più quindi come sempre sono le imprese più piccole che costituiscono però l’asse portante della occupazione dei settori del commercio e del turismo nel Veneto, settori che a loro volta rappresentano in assoluto la componente maggioritaria sul totale della occupazione. Si attendono quindi i decisivi provvedimenti governativi di riduzione del cuneo fiscale promessi, con apertura del credito con intervento della Banca Centrale Europea, di semplificazione burocratica e amministrativa.

A Natale, il sondaggio Confesercenti-Swg trova una situazione peggiorata per un italiano su due, ma resiste la speranza e la tendenza sarà quella di spendere, malgrado tutto, qualcosa in più per far festeggiare il Natale soprattutto ai bambini, puntando su regali utili e convenienti. Le tredicesime ammonteranno quest’anno a 42 miliardi (in media 8 euro in più a lavoratore) e alimenteranno spese per 22 miliardi, ma il resto, e non è poco, servirà per pagare le imposte (per complessivi 11 miliardi a dicembre fra Tasi, Imu ed addizionali). Il 47% degli italiani ancora si dice fiducioso, il 22% invece non vede prospettiva, il 18% è rassegnato, il 5% impaurito e l’8% indignato. Rispetto al passato il 54% pensa che nel 2014 l’Italia sia inesorabilmente peggiorata, il 40% invece la vede stagnante, mentre solo uno sparuto gruppo (6%) intravede profili di miglioramento. Tutti chiederebbero a Babbo Natale non doni ma riduzioni in ordine meno: disoccupazione (35%), tasse (30%), privilegi e abusi di potere (24%), calamità naturali disastrose (6) e criminalità (5%).

Confesercenti Vicenza

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