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Ave, Tributo, morituri te salutant

“Alt! Chi siete? Cosa portate? Sì, ma quanti siete? Un fiorino!“. Ogniqualvolta mi trovo a discutere di tasse e tributi la mia mente estrae dai cassetti della memoria quella famosa scena del film “Non ci resta che piangere” con Massimo Troisi e Roberto Benigni. I due, come conseguenza di un improbabile viaggio nel tempo, si ritrovano nella campagna toscana di fine ‘400. In missione per la Spagna (con l’intento di impedire la partenza di Colombo, ma questa è un’altra storia) si trovano a dover passare un confine nell’Italia preunitaria.

Pagato un fiorino al doganiere e superato d’un paio di metri il confine, nel tentativo un po’ confusionario di tornare sui loro passi, vengono nuovamente bloccati dal doganiere che esige da loro un ulteriore tributo per il secondo passaggio in pochi secondi. E così sarebbe stato all’infinito. Non ditemi che non l’avete mai visto. Era in programmazione nei cinema nel 1984, gli anni del governo Craxi e della referendum sulla scala mobile. L’Italia era diventata la quinta potenza industriale mondiale, superando la Gran Bretagna ed entrando di diritto nel G7. Un paese in apparente crescita.

Eppure, indipendentemente dal periodo storico e dalle diverse situazioni economico finanziarie, l’amena battuta sulla fiscalità genera sempre la medesima smorfia e un amaro sogghigno. Nel 2013 gli italiani hanno lavorato 158 giorni su 365 solo per pagare le tasse; dal 1° gennaio al 7 giugno. Lo dice uno studio realizzato dalla Cgia di Mestre, che mette a confronto i dati relativi ai diversi paesi dell’area dell’euro la cui media si attesta sui 149 giorni, ben più bassa dunque. Un giorno su due l’italiano diligente lavora esclusivamente per pagare le tasse.

Ed ecco quel sorriso amaro farsi nuovamente strada. Ma non disperiamo: l’abuso del lamento è una pratica dannatamente comune in questo Paese. Chiediamoci come affrontare questa sensazione d’oppressione, nonostante tutto e senza tentare inutilmente d’ingannare noi stessi, giacché ogni cosa di questo mondo è fatua. Esercitiamo il distacco da ciò che temiamo di perdere. Il resto viene da sé.

Jonathan Gabrieletto

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